Francis Albert Sinatra & Antonio Carlos Jobim

Like a river that can’t find the sea,
that would be me without you,
my Dindi

Dindi – Francis Albert Sinatra

 

Frank Sinatra nel 1963, pochi anni prima del disco con Jobin

 

A volte nella vita ti capita di incontrare persone famose: sportivi, politici, personaggi dello spettacolo.
Per una serie casuale di fattori, nella mia vita sono venuto in contatto con un certo numero di persone che, anche adesso al crepuscolo dell’epoca dei reality, si potrebbero definire “famose”.

Tempo fa, mentre facevo il factotum nel ristorante italiano a Los Angeles, quasi tutti i giorni, a fine serata, c’era una sorta di terzo tempo.
A porte chiuse, in compagnia di pochi clienti VIP, il proprietario, un amico di mio padre, apriva una bottiglia di porto del 1964 (di cui conservava decine casse in cantina) e ne versava il prezioso contenuto in un decanter facendolo filtrare attraverso una garza.
Il tempo di farlo ossigenare quel che bastava e, seduti ad un tavolo in compagnia di tre, quattro ospiti, iniziavamo a gustarlo, tirando fino a notte fonda.
Quel porto aveva un profumo e una consistenza vellutata che non ho mai più ritrovato in nessun altro vino, se servono del vino in paradiso, deve essere per forza un porto del 1964.
Fu durante una di queste serate che conobbi un produttore musicale piuttosto famoso che, tra le altre cose, aveva lavorato con Miles Davis e Barbra Streisand.
All’epoca era fresco del successo di “Duets” di Frank Sinatra, che proprio grazie a quel disco di duetti con ospiti illustri (Bono, Pavarotti, etc) era ritornato nella Top Ten dopo molti anni di lontananza dalla classifiche.
Quella sera, davanti ad una bottiglia di porto vecchia di 30 anni parlammo del più e del meno, lui del suo mondo, fatto di musicisti leggendari, io del mio, molto meno leggendario.
Ciò nondimeno, riuscii ad inanellare una serie di aneddoti più o meno veri, ambientati a Venezia.
Il mio inglese arrangiato e le mie storie strampalate mi resero simpatico al tizio, al punto che in un eccesso di euforia mi promise una copia del CD di Sinatra, forse addirittura autografata.

Tutto stava andando per il meglio, merito soprattutto del porto, quando decisi di strafare. Stavo portando a casa un risultato positivo in trasferta in un campo ostico, bastava tenere la palla lontana dalla porta e aspettare il fischio finale, e invece volli fare il fenomeno, presi sotto braccio il tipo e gli dissi: “Mi sa che dopo questo dovrai produrre un disco di duetti di Jim Morrison” alludendo, non troppo velatamente, allo stato quasi comatoso del vecchio Frank.
Il produttore, gentiluomo come era, si fece una grassa risata, ma era evidente che non l’aveva presa benissimo, il porto finì, era molto tardi e ce ne andammo tutti a dormire.
Il tipo lo rividi ancora, sempre in occasione dei terzi tempi, ma alla fine il CD non arrivò mai, né con né senza autografo.
Pazienza, me ne sono fatta una ragione da tempo e comunque nella mia personale classifica di Sinatra, “Duets” non entra nei primi 5 anzi, se ne avessi 10 di dischi, quello sarebbe undicesimo.

sinatra 2
45 giri originale di Frank Sinatra

 

Al primo posto, solitario in cima, c’è “Francis Albert Sinatra & Antonio Carlos Jobim”, fatto in collaborazione con Jobim, stella della bossanova brasiliana. Alcuni critici dissero che si trattava dell’estremo tentativo di Sinatra per svecchiarsi l’immagine, cercando sonorità moderne e raffinate, in un momento storico (siamo alla fine degli anni ’60) nel quale il mondo che aveva fatto da sfondo al suo periodo d’oro, era stato spazzato via dai Beatles e dalle nuove leve.

Per me il disco è semplicemente meraviglioso, un matrimonio perfetto tra la classe di Sinatra (che per l’occasione firma il disco anche con il suo secondo nome, forse per non averne uno in meno del collega brasiliano) e la poesia di Jobim.

Anche la foto in copertina è straordinaria: Sinatra è avvolto da una leggerissima nuvola di fumo, ha poco più di cinquantanni, non è ancora totalmente imbolsito, ma appena un po’ segnato da anni di Rat Pack, tiene una sigaretta in mano, con la quale sfiora un leggio che guarda con sufficienza.

Poi, se non bastasse, tiri fuori il disco ed inizi ad ascoltarlo.

C’è un video che si trova on line, dove i due fanno un mini concerto in uno studio televisivo. Mentre Jobim pizzica la chitarra, Sinatra gioca con una sigaretta, ad un certo punto l’accende ed inizia a cantare.
Non riesci ad immaginare niente di più cool, Sinatra è talmente a suo agio che sembra camminiare mentre chiunque altro al suo posto correrebbe, affannato.

Nel disco, Francis Albert Sinatra canta come se dovesse vivere per sempre, e quando ascolti “Dindi” (a mio avviso il migliore brano del disco), te ne convinci anche tu.
Per i 28 intensissimi minuti di questo disco il tempo si ferma, mentre tu ti trovi capultato negli anni ’60, direttamente dentro una puntata di “Mad Men”.

Perciò lo dico senza possibilità di ripensamenti, il CD di duetti (con o senza autografo) non mi manca affatto, per quanto riguarda quel porto del 1964, quella è tutta un’altra storia.

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