Arrivederci, amica fragile.

And when you’re a million light years away
and you think less of me every day
I’ll remember the way
the sun would run across your face
how i wish time would stand still
for another day.

A Million light years – Micah P. Hinson

Conosco questo silenzio, questo gusto di piombo che senti in gola, con la testa che cerca un pensiero, un’idea che ti distragga dal presente. E lo sguardo di mia figlia, lo stesso che avevo alla sua età quando anche mia madre e ne andò per sempre. Vorrei strapparle il dolore di dosso e portarlo sulle mie spalle, ma non si può, deve affrontare questo esercito di mostri da sola, anche se sa che sola non lo è per davvero.

Io cerco conforto nella musica, mi serve una canzone di Faber, è lui che ogni volta ha trovato le parole giuste per farmi affrontare sconfitte e dolori. Ci provo, con un cucchiaio di legno scavo nella mia memoria, ma questa volta sembra non ci sia nulla in grado di aiutarmi.

La madre di mia figlia ci aveva già lasciato qualche anno prima, quando aveva deciso che la sua vita andava cambiata, difficile da spiegare ad una tredicenne, a quell’età si ragiona con un sistema binario, o bianco o nero, e poche cose odiano quanto il cuore di un adolescente che si sente tradito. Ma, almeno in apparenza, la persona che ci ha lasciato due volte era una persona diversa da quella che conoscevo

E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo
Tu vedrai una donna in fiamme e un uomo solo
E una lettera vera di notte falsa di giorno
Poi scuse accuse e scuse senza ritorno
E ora viaggi vivi ridi o sei perduta
Col suo ordine discreto dentro il cuore
Ma dove dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

Mi racconto una bugia, mi dico che per questo sarà più facile. Certo, sarebbe comodo ricordarsi solamente di questi ultimi anni, la scomparsa di una persona che ti ha fatto soffrire fa meno male. Ma non è giusto, tutti quegli anni prima, certo non perfetti, ma pieni di momenti felicità, non vanno buttati via. Anzi, come disse Leonardo Nimoy (il sig Spock) nel suo ultimo tweet: “A life is like a garden. Perfect moments can be had, but not preserved, except in memory. LLAP“.

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Scelgo di barattare il dolore e l’amarezza di questi ultimi anni con i ricordi dei vent’anni precedenti, così, in blocco. Forse è una decisione codarda, ma piangere su sorrisi scoloriti sembra essere una scelta migliore che l’abbandonarsi al rancore.

Grazie al cielo ho una bocca per bere e non è facile
Grazie a te ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
E un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve
Sul tuo corpo così dolce di fame così dolce di sete
Passerà anche questa stazione senza far male
Passerà questa pioggia sottile come passa il dolore
Ma dove dov’è il tuo amore, ma dove è finito il tuo amore.

Ci sono. Lo sapevo che Faber non mi avrebbe tradito, passerà anche questa stazione senza far male, grazie maestro (o Massimo Bubola), ora so che il freddo che mi riempie il corpo nonostante la primavera fuori la faccia da padrona, un giorno passerà. Vorrei che lo capisse anche mia figlia, ma lei avrà più tempo, devo solo preoccuparmi di fare da scudo alla pioggia di meteoriti che a breve la investirà.

L’ultima volta che l’avevo vista sembrava ancora più esile è più piccola di quanto non fosse in realtà, dormiva rannicchiata su di un fianco. Sua padre le teneva una mano, mia figlia l’altra. Non so perché, ma pensai a quelle giornate in spiaggia di metà settembre, quando il tramonto arriva sempre prima e capisci che l’estate è finita, e ti prende una malinconia che non capisci, come se quella passata fosse stata la tua ultima estate.

Adesso è tempo di storytelling, mia figlia deve sapere che sua madre era altro.

Testarda certamente, con un carattere spesso scontroso, ma era un talento puro nel suo lavoro, che faceva con passione, anche se, in apparenza, messa in un angolo e mal sopportata dalla sua azienda. Non solo, era una donna che amava, su tutti sua figlia, qualcuno dirà che è stato uno strano modo di dimostrarlo, ma io alla fine l’avevo capito.

Spero di riuscire a trasmettere a mia figlia la gioia, l’amore di certi momenti di un passato ormai lontano.

Come quel Natale di quasi 18 anni fa, quando andai a prendere all’ospedale lei neonata e la madre. Era una giornata fredda ma con un sole luminoso, l’aria cristallina e un leggero vento che spingeva la marea in laguna. Mi presentai con una tuta per mia figlia così grande che quasi ci si perdeva dentro, indossai uno di quei marsupi tedeschi e camminai per la città, col sole che ci accarezzava la faccia, la minuscola figlia sul petto e mia moglie vicina, con il cuore gonfio di amore e di orgoglio. Arrivati quasi sotto casa l’acqua alta ci sorprese, mi tolsi le scarpe e mi rimboccai i pantaloni. Portai mia figlia a casa, dai nonni, e poi tornai (con gli stivali) per mia moglie.

Il primo giorno di vita (fuori dall’ospedale) e già alle prese con l’acqua alta, più veneziani di così non si può.

Magari, da qualche parte nell’universo, qualcuno a quasi 18 anni luce dalla terra sta rivedendo quella scena. Amici alieni, dal vostro telescopio sembrerà che stia camminando sull’acqua, vi assicuro che ero così felice che in quel momento era proprio quella la sensazione che avevo addosso.

Ci sarà il tempo, non in questo blog, di raccontare altre normali storie perdute.

Ora invece dobbiamo prepararci per questa piccola apocalisse che si sta abbattendo, soprattutto su mia figlia, dobbiamo resistere e tornare alle nostre solite vite, un po’ più vuote all’inizio. E ad ogni suo oggetto dimenticato, trovato in un cassetto aperto per sbaglio, ad ogni foglietto con la sua calligrafia, il cuore perderà un battito, e per un istante il ricordo di questo dolore ci sorprenderà.

Come disse una mia vicina, che a malapena conoscevo di vista. A pochi giorni dopo la scomparsa di mia madre, mi fermò per farmi le condoglianze e poi mi disse una frase tipo “anche se sembra impossibile adesso il tuo dolore passerà, ma il ricordo di questo dolore ti accompagnerà tutta la vita”.

Faber avrà ragione come al solito, passerà anche questa stazione senza far male, per me sarà più facile, da anni un sorriso nuovo mi accompagna le giornate.

Per mia figlia, il tempo lo dirà. Ma per la sua famiglia sarà uno strazio, spero che il tempo sia gentiluomo con tutti loro.

E ora siedo sul letto del bosco che ormai ha il tuo nome
Ora il tempo è un signore distratto è un bambino che dorme
Ma se ti svegli e hai ancora paura ridammi la mano
Cosa importa se sono caduto se sono lontano
Perché domani sarà un giorno lungo e senza parole
Perché domani sarà un giorno incerto di nuvole e sole
Ma dove dov’è il tuo cuore, ma dove è finito il tuo cuore.

Potrei dirvi che tanto sono il Poltronauta, che viaggio nello spazio e nel tempo, che finirò per rincontrare lei così come tutte le altre persone che non ci sono più, ma in realtà sono un bluff, sono il Mago di Oz, ma seduto su di una poltrona.

Oppure no, magari entro ottobre riesco ad inventare una poltrona che mi teletrasporti in poche settimane su di un pianeta a quasi 18 anni luce da qui, a quel punto mi basterà recuperare un telescopio e puntarlo in direzione della terra. Sperando non sia nuvoloso.

Arrivederci, amica fragile.

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13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alberto ha detto:

    “Il primo giorno di vita (fuori dall’ospedale) e già alle prese con l’acqua alta, più veneziani di così non si può.”

    Di solito le tue storie mi emozionano. Qualche volta mi commuovono.
    Quesa è una di quelle, e mi hai fatto sentire un po’ vicino a tua figlia (che non conosco), e a te (idem).
    Comunque la settimana prossima tornerò sotto il vostro cielo. E allora un po’ vicini, sempre perfetti sconosciuti, lo saremo per davvero.

    Piace a 1 persona

    1. Il Poltronauta ha detto:

      Grazie Alberto. Se da perfetto sconosciuto vuoi condividere una birra, cerca un uomo di mezza età seduto in poltrona con tanto di casco. Oppure fammi un fischio qui 😊

      Mi piace

  2. M ha detto:

    Siete meravigliosi. Sua figlia è una guerriera e ce la farà. Sono sicura che riuscirà a trasformare questo dolore in forza . Un grande abbraccio per tutte e due.

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    1. Il Poltronauta ha detto:

      Grazie. Grazie di cuore.

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  3. Nicoletta ha detto:

    Ciao Poltronauta. Noi un po’ ci conosciamo e so che anche assieme a tua sorella riuscirai ad accompagnare tua figlia nel dolore. Un abbraccio a tutti.

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  4. Claudio ha detto:

    Un forte abbraccio. Ciao. Claudio

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  5. Pier ha detto:

    Tua figlia….accanto alla mia…non sarà sola lo so…c’è un mondo intorno a lei che la sta già abbracciando

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  6. Andrea(required) ha detto:

    Scriiv bene e scrivi cose non banali, col cuore, ti stimo, e ti auguro in questo momento difficile di avere amici veri intorno che possano aiutare te e tua figlia con l’elaborazione del lutto.

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    1. Il Poltronauta ha detto:

      Grazie Andrea, di cuore.
      Tutto sembra sospeso adesso, troppe cose da fare, pratiche da seguire, altri ostacoli che sono sopraggiunti. Ma appena tireremo il fiato ci renderemo conto dell’enormità di quello che è successo. E allora tutto l’affetto che ci ha travolti in questi giorni ci farà sentire meno soli.

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  7. ge ha detto:

    Vi abbraccio.

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