La solitudine a 52 hertz

How to fight loneliness
Smile all the time
Shine your teeth to meaningless
And sharpen them with lies

How to fight loneliness - Wilco

Canzone consigliata per la lettura: True love waits – Radiohead 

“Dunque non sono io il mammifero più solitario del mondo!”. “No scemo, e smettila!”

Mia figlia mi rimprovera, ridendo. Da quando A. mi ha lasciato, o meglio è “andata in direzione diversa, pur amandomi” non mi do pace, a volte la solitudine è un pessimo animale da compagnia*. Sono la versione in carne ed ossa (molta carne) di “True love waits”, una delle canzoni più strappa lacrime dei Radiohead. 

Il fatto che sia passato più di un anno mi rende piuttosto patetico, anche ai miei occhi, ma sono fatto così, inutile pensarci troppo.

Comunque (non che mi consoli molto) a quanto pare non sono io il mammifero più solitario del mondo.

Mia figlia e la guida all’Africa Occidentale.

Mia figlia è un fiume in piena, per la prima volta non deve passare l’Estate a studiare per gli esami di riparazione, sono felice per lei, e se in apparenza è una studentessa a volte svogliata, la sua straordinaria curiosità l’ha spinta ad “imparare” in tutti i modi, ad assorbire qualsiasi nozione da qualsiasi mezzo.

Siamo seduti ai tavolini di un bar, in via Garibaldi a Venezia, vicino alla nostra nuova casa, un’arteria sorprendentemente viva, costruita quasi 2 secoli fa dagli allora “invasori” austriaci, che cercarono in quel modo (trasformando canali in strade) di normalizzare una città che ai loro occhi doveva apparire come un labirinto pieno di pericoli. La cosa buffa di via Garibaldi, larga e luminosa come l’adiacente viale dei giardini, è che gran parte delle strade “affluenti” sono rimaste identiche a com’erano a fine ‘700, strette calli dove non batte mai il sole, sotoporteghi bassi che puzzano di umido, con case invivibili che costano quanto un villino bifamiliare in provincia di Belluno. 

Questi vicoli da nomi poetici che richiamano vecchi mestieri (calle del tagliacalse, calle del pistor) erano il regno incontrastato del contrabbando veneziano fino a metà anni ’70, fino a quando cioè si scoprì che spennando i turisti si facevano più soldi.

Una fondamenta alla fine di via Garibaldi, giorno di bucato.

Ma come al solito sto divagando. Siamo seduti ai tavolini di questo bar, il cameriere piacione ormai mi conosce,  appena si avvicina al nostro tavolo mi chiede se la ragazza che mi sta di fronte è la mia fidanzata, mia figlia non apprezza, io invece prometto una super  mancia al tipo che cerca di scusarsi un po’ imbarazzato.

La mattina mia figlia mi ha mandato un Podcast della BBC, totalmente in inglese UK, che parla di natura, quella puntata in particolare parla della solitudine nel mondo animale. Le ho detto di averlo ascoltato, ma le chiedo comunque di farmi un riassunto.

Prima però mi vuole raccontare del Ghana, ci andrà a breve, nel frattempo si è divorata la Lonely Planet di quella regione africana, mi spiega l’itinerario che farà con la sua ragazza, vedo gli occhi che le brillano, spero che la febbre di viaggiare, di conoscere posti nuovi, il desiderio di sbirciare oltre il muro per vedere cosa si ci si nasconde dietro non le passi mai. 

Io intanto mi gusto questa birra fredda, ho imparato da anni a ridimensionare i miei sogni, o comunque a trarre felicità da piccole cose, come bere una birra fredda in una afosa giornata d’Estate. A volte (direi spesso) mi sento “strained”, innamorato di un fantasma che si è dissolto sul più bello, senza un vero motivo, via messaggio, lasciandomi “High & dry” come direbbero, di nuovo, i Radiohead. Quando tutto sembrava andare per il meglio mi sono spiaggiato, come una balena.

Mia figlia mi chiede cosa ne penso dell’itinerario (come se l’avessi ascoltata), in velocità guardo la mappa, lei con l’indice mi riassume il percorso, in parte l’invidio, vedrà cose straordinarie, assaggerà piatti strani, ma un po’ mi terrorizza saperla per settimane in un paese così lontano e diverso dall’Europa.

Finito di presentarmi il suo itinerario, mi parla del contenuto del Podcast che mi aveva girato la mattina, e mi racconta di Hertz 52, una balena (non a caso),  una delle storie più bizzarre che abbia mai sentito.

Tutto nasce con la guerra fredda, mentre in Europa la cortina di ferro e i vari valzer delle spie segnavano un campo di battaglia ampio si, ma ben delineato, l’altro confine che separava i due blocchi (la costa ovest degli USA e il lato est della USSR e l’infinito oceano Pacifico in mezzo), veniva sorvegliato con mezzi meno convenzionali, visto le dimensioni fuori scala.

Per anni le due superpotenze si spiarono/sfidarono a suon di sommergibili sempre più sofisticati, e di altrettanto sofisticate boe spia, microfoni ad alta profondità, strumenti sonar in grado di registrare e decodificare i suoni più esili e lontani, sempre per capire dove si trovasse e come si spostasse la flotta nemica. Centinaia e centinaia di registrazioni per mappare l’enormità dell’oceano, ogni suono era associato ad una nave, ad un sommergibile e anche, ovviamente, ad ognuna delle innumerevoli balene.

Tutti i suoni corrispondevano ad un “qualcosa” di noto, di conosciuto. Tutti i suoni tranne uno, che fu registrato per la prima volta nel 1989 da una squadra del Woods Hole Oceanographic Institution, per poi ricomparire sia nell’anno successivo che nel 1991. 

Al primo ascolto il tecnico pensò ad un errore, ad un’anomalia dei sonar-spia, perché un suono del genere, anzi, un canto del genere mai si era sentito prima. Invece no, quel suono, quel canto composto da una serie di 2-6 canzoni della durata di 5-6 secondi ciascuna, non era un “bug” del sistema, quel suono di una frequenza media di 51,75 Hz, non poteva che essere di una balena.

Come scritto su Wikipedia, nel 1992, a seguito della fine della guerra fredda, la Marina Militare degli Stati Uniti d’America rese parzialmente pubbliche le registrazioni e le specifiche tecniche del sistema anti-sommergibile SOSUS (Sound Surveillance System), permettendone l’uso per le ricerche oceanografiche. Grazie ai potenti mezzi della Marina Militare una squadra di ricercatori, capitanata dal “bio-acustico” William Watkins, ha potuto individuare la balena dal canto di 52 Hz (non a caso ribattezzata Hertz 52) ogni anno dal 1992 fino all’anno di morte del dott. Watkins, il 2004, quando il progetto si fermò e nessuno più registrò i suoi canti (anche se qualche scienziato ogni tanto sostiene di aver intercettato Hertz 52 negli anni successivi).

I vari itinerari di hertz 52 al 1992 al 2004

Ora, immagino che come me, gran parte dei lettori di questo straordinario (e pigrissimo) Blog sappia di balene quanto di mitologia Birmana, perciò forse è il caso che spieghi perché questa scoperta casuale abbia dell’incredibile. Facendo un riassunto brutale (non me ne voglia Sir Richard Attenborough) ogni specie di balena “parla” (gli esperti direbbero “vocalizza”) usando una determinata frequenza, all’interno della quale poi i clan di balene possono usare suoni/parole diverse. Ad esempio il canto della balenottera comune ha una frequenza di 20 Hz, mentre la balenottera azzurra “parla “ a 15-20 Hz.

Qui potete sentire il canto di una balenottera azzurra e qui il canto di Hertz 52 (il tutto velocizzato di 10 volte per renderlo udibile all’uomo).

Dunque un canto a 52 Hz (appena superiore alla nota più bassa ottenibile con una tuba) è assolutamente più unico che raro, inoltre, a rendere ancora più intrigante questa scoperta, tutte le registrazioni che hanno catturato questi canti hanno riscontrato un’anormale varietà per schema di ripetizione, durata e sequenza.

Ma la cosa che colpisce è che questo canto, con questa frequenza così particolare, non è FISICAMENTE udibile dalle altre specie di balene, e a confermare questa ipotesi di “isolamento linguistico”, studiando gli spostamenti di “Hertz 52″ i ricercatori non hanno mai riscontrato presenze o movimenti di altre balene nei dintorni. Questa sua unicità del canto e la relativa pulizia dei suoni di sottofondo hanno reso molto più facile seguire questa balena nei suoi spostamenti, a volte anche per un intero anno, quando normalmente è possibile seguire una balena solo per alcune ore.

La cosa ancora più bizzarra è che nei 12 anni durante i quali i potenti idrofoni hanno registrato il suo canto (che nel tempo è diventato più profondo) nessuno sia mai riuscito a vederla. Forse si tratta di un incrocio fra due specie diverse, forse è malformata (anche se non sarebbe vissuta così a lungo), qualcuno sostiene che sia una balena sorda, ma non ci sono certezze né vere prove a supporto di nessuna di queste tesi.

Poi, nel 2004, con la morte del capo dei ricercatori, il dott. Watkins, Hertz 52 è scomparsa dai sonar, sparita come Kaizer Soze, aumentando ancora di più la sua leggenda. Ovviamente molti studiosi hanno sostenuto tesi razionali, spiegando che sia i percorsi che le frequenza del canto sono “normali” e che la favola di Hertz 52, del “mammifero più solitario del mondo”, sia stata montata a regola d’arte da qualche ricercatore dal cuore tenero.

Di fatto la leggenda è ancora viva, al punto che nel 2015 un paio di tizi, tali Adrian Grenier (produttore) e e Joshua Zeman (regista) lanciano una campagna Kickstarter (alla quale aderisce anche il buon Leonardo di Caprio con 50.000 USD)  per finanziare un documentario/ricerca di questa balena (ad oggi però il documentario non è ancora uscito).

Copertina del documentario (mai uscito) su Hertz 52.

Comunque Il Poltronauta, di norma razionale e scientifico (più o meno) per questa volta sta dalla parte della leggenda, in questo blog dove si celebrano gli anti-eroi, gli sconfitti, quelli che arrivano (se va bene) secondi oppure vincono per sbaglio, la storia del Kaizer Soze delle balene, della balena che nessuno ha mai visto, il cetaceo dal canto impossibile, non poteva che meritarsi un post.

Anche perché, con mia figlia on the road tra le strade polverose del Ghana, e io che aspetto che la mia innamorata torni da quel posto dove, in apparenza, io non potevo andare, vorrei evitare di essere io il mammifero più solitario del mondo.*

Di certo sono l’unico Poltronauta, e già questo mi basta.

*in realtà la mia presunta solitudine è solamente un espediente narrativo, non sono così solo. Si, ho il cuore infranto, ma la mia vita è piena di amore e di persone straordinarie.

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13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vincenzo ha detto:

    Bentornato! L’attesa però, nel tuo caso, vale sempre la pena…
    P.s.: bello che tua figlia abbia la passione per il viaggio, ma non c’è bisogno che te lo dica io. Certo, sono posti un po’ fuori dagli schemi, ma son quelli che poi regalano di più dal punto di vista della crescita

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    1. Il Poltronauta ha detto:

      Grazie Vincenzo! Nella casa nuova manca la mia poltrona. Devo ancora trovare il mio angolo, ma intanto con calma vado avanti. Alla prossima 😊

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  2. Celia ha detto:

    Non ne sapevo nulla.
    Hertz 52 on my ❤

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    1. Il Poltronauta ha detto:

      🙂 Felice di averti fatto conoscere Hertz 52. E se il prossimo sabato sera passato da sola a casa ti salirà la malinconia, pensa alla nostra amica balena.

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      1. Celia ha detto:

        Di solito succede la domenica pomeriggio, ma grazie, che la Hertz-forza sia con me! 🙂

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      2. Il Poltronauta ha detto:

        Io la domenica pomeriggio, essendo anziano, ancora mi sintonizzo su Rai Radio 1 per ascoltare le partite di calcio, e mi commuovo…

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      3. Celia ha detto:

        Ma caro 😉
        (Scusa, mi prendo una libertà).
        Anziano, ma non ho letto forse che ne hai 50? O mancava uno zero? 😛
        Pensa che io mi commovevo ad ascoltare la rassegna stampa con commento alla mattina, su Radio Radicale.

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      4. Il Poltronauta ha detto:

        Mia cara (mi prendo la libertà anche io), a 50 anni non si è anziani? 😊 ho dovuto farmi crescere la barba (molto più sale che pepe) per farmi dare del lei 😉. Radio Radicale ahimè non l’ho mai ascoltata ma le voci della radio sono straordinarie, creano un mondo che nessun pittore potrebbe dipingere. Stasera mi metto di “buzzo buono” e leggo il tuo blog. 😊

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      5. Celia ha detto:

        Ahah, nonostante la saggezza… dell’età ti ho còlto in fallo: tecnicamente, per la geriatria e la burocrazia, si diventa ufficialmente “anziani” a 65 aa 😉
        Sciocchezzuole a parte, grazie per il follow e per l’interessamento. Non troverai balene, per ora, ma un po’ di animali esotici sì 🙂
        Mi vedrai scorrazzare in lungo e in largo da te, nei prossimi giorni e più in là. Non spaventarti, sono solo vorace di parole.

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      6. Il Poltronauta ha detto:

        Mannaggia, io che avevo già mezzo il copyright su “anzianotti”, vabbè , aspetterò 15 anni allora. (Immagino che tu debba aspettare di più, ma non è buon galateo chiedere l’età ad una signora 😉). In merito alle future scorribande sul mio blog, come direbbero i miei amici messicani: ” Mi blog, tu blog” . A presto milady

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      7. Celia ha detto:

        👍🏻

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  3. Luigi Catillo ha detto:

    Bella, divertente ed interessante condivisione! 🙂

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