Io, mio zio e Bud Spencer

Ridi, selvaggio, ridi, ridi
tra i gelsomini dell’Africa buia
solo il nipote capisce lo zio
non c’è bisogno di dirtelo
Lo zio – Paolo Conte

 

Mio zio crede solamente in tre cose: Il Lavoro, La Birra e Bud Spencer, e non sempre in questo ordine. Sembra strano, ma a conti fatti, questi sono stati i tre fari che l’hanno guidato, e continuano a guidarlo, nella sua lunga vita.  Questi e forse altri.

Come per molti dei ragazzi della Venezia popolare nati degli anni ’40, la scuola era un impedimento, l’unica cosa che contava era  portare a casa dei soldi, sempre troppo pochi. Così a 8 anni lo zio abbracciò la sua prima divinità, di tutte la più perfida: il lavoro. Immagino che tempo per pregare un signore invisibile da quel momento non ne abbia mai avuto più tanto.

Con una piccola barca a remi attraversava un pezzo di laguna per andare a Murano per recuperare pezzi di vetro che poi riportava a Venezia, quello fu il primo suo lavoro, ne seguirono altri, senza soluzione di continuità. Ogni volta che lo stuzzico inizia ad elencarli, aggiungendo sempre particolari nuovi, come farebbe un Griot del Niger.

Giovanissimo sposo andò persino in Svizzera, con la moglie, a lavorare a cottimo in una fabbrica del cantone tedesco, non proprio una passeggiata, infine tornò a Venezia dove per quasi 40 anni si alzò all’alba per “fare” l’operaio a Murano.

In chiesa, quella vera, continuò ad andarci solo quando obbligato: ai matrimoni (incluso il suo), alle varie prime comunioni e cresime di figli e nipoti e ai funerali, compreso quello del figlio di nemmeno due anni. Come riuscì a non impazzire è la prova della sua forza, lui (e la moglie) presero quel gigantesco dolore e lo ridussero ad un ricordo indelebile ma incapace di avvelenare la loro vita.

Da operaio specializzato mio zio girò mezza Europa (mai in aereo, una delle sue fobie, come Dennis Bergkamp insomma) , montando lampadari Made in Murano nelle varie fiere espositive, soprattutto in Germania. Ed è qui che incontra la sua seconda divinità, forse la più affascinante: la birra.

Bevuta da boccali così grandi che probabilmente erano stati forgiati dai Titani, nei suoi racconti la bionda bevanda si accompagna normalmente a pranzi pantagruelici, ordinati in situazioni spesso picaresche, sempre e solamente in italiano/veneziano integrato con un LIS (linguaggio dei segni, ndr) totalmente improvvisato, ma evidentemente efficace abbastanza da garantirgli sempre la pancia piena.

Da i miei 16 anni sono diventato il suo sparring partner ideale nelle bevute di birra, e anche adesso, quando vado a trovarlo nel loro buen ritiro di Sant’Erasmo (isola nella laguna di Venezia dove i miei zii da oltre 40 anni hanno un piccolo orto con annessa casetta) non capisco se sia più contento per la mia visita oppure per il fatto che , con la scusa di offrirla al nipote, lui possa bere birra senza che la mia onnipresente zia lo rimproveri. E sia chiaro, birra industriale, niente cose fighette non filtrate o artigianali.

Bud Spencer e Terence Hill

Le terza e più improbabile divinità è Badspenser (ndr Bud Spencer), rigorosamente pronunciato come fosse un’unica parola.

Bud Spencer è probabilmente l’unico supereroe prodotto dalla cultura italiana. Un supereroe naïf, precedente i personaggi tormentati della Marvel e Dc anni ’70 e ancor più lontano dal Batman di Miller (il fumetto che “uccise” definitivamente l’idea di supereroe come intesa fino ad all’ora).

Come ogni supereroe ha sempre ragione, il dubbio è una delle tante cose che non gli passa per la mente, mena le mani con una forza sovrannaturale ma nei suoi 140 film  non ha praticamente mai ucciso nessuno, e come ogni supereroe anni ’60  è sostanzialmente asessuato.

Nuotatore olimpionico, rugbista, pallanuotista, operaio nella costruzione della leggendaria “Panamericana”, pilota di aerei, paroliere per Ornella Vanoni, produttore di documentari, Carlo Pedersoli (vero nome di Bud Spencer) si era avvicinato al cinema da giovane, facendo comparsate e ruoli minori, poi nel 1967 fece il primo western da protagonista, dividendo lo schermo con un attore veneziano, Mario Girotti, ribattezzato per l’occasione Terence Hill (nome che porta tutt’ora) fortunatamente chiamato all’ultimo minuto per sostituire tale Peter Martell (aka Pietro Martellanza), infortunatosi prima delle riprese (leggesi= piede rotto per contro un muro mentre cercava di prendere a calci la fidanzata).

Da quell’incontro casuale nacque una coppia straordinaria, che partorì  il genere comedy-spaghetti-western e che continuò (una volta che i western passarono di moda) con film di incredibili incassi e popolarità fino a metà anni ’80 (con un ultima coda, un film, di scarso successo, del 1994 scritto e diretto dal primogenito di Terence Hill).  Il successo della coppia fu tale che per soddisfare  la fame di “Bud Spencer & Terence Hill”  da parte del pubblico,  a metà anni ’70 un furbo produttore pescò due sosia (un attore israeliano ed uno italiano),  li battezzò “Simone e Matteo” e ci costruì attorno  5 film di cassetta, un  caso di plagio spudorato più unico che raro.

E se mio zio era uno dei tanti italiani suoi adepti, c’è da dire che il culto di Bud Spencer si è diffuso in tutta Europa.

Ad esempio poco dopo la sua scomparsa gli è stata dedicata una statua gigantesca (cioè ad altezza naturale, più o meno ) davanti alla fermata della metropolitana di Corvin-negyed, a Budapest.

Ma il caso più clamoroso risale al 2011, quando il comune Schwäbisch Gmünd, circa 60mila abitanti nel Baden-Württemberg, Germania,  decide di aprire un sondaggio on line per scegliere il nome di un personaggio (legato alla cittadina) da dare ad un tunnel appena inaugurato. La cosa sfugge di mano e grazie ad una goliardica campagna su Facebook  il nome di “Bud Spencer” viene votato quasi 30mila volte. Il Consiglio Comunale non la prende bene e il popolo, anche quella volta, nonostante una colorita manifestazione di piazza, non viene ascoltato. Ma qualche mese dopo, con un colpo a sorpresa del tutto inaspettato, qualcuno si ricorda che il 9 luglio 1951, nella locale piscina, un giovanissimo Carlo Pedersoli era stato il primo uomo in Germania a scendere sotto il minuto. Così il 2 dicembre 2011, alla presenza delle autorità cittadine e dello stesso gigante napoletano, la piscina comunale cambiò da Schiesstal  a “Bud Spencer Bad”.

Ingresso del cinema Progresso, oggi.

L’entusiasmo di mio zio per Bud Spencer era tale che, all’uscita nelle sale del capolavoro “Altrimenti ci arrabbiamo”, decise una sera di portare al cinema figli e nipoti, un totale di cinque bambini dai 4 agli 11 anni. La sala, il Cinema Teatro Progresso, distava meno di 5 minuti da casa nostra e con la promessa che non ci saremmo addormentati (la proiezione era serale) partimmo eccitati come solamente i bambini possono essere.

Del film mi ricordo ben poco, se non la scena meravigliosa del coro dei pompieri e l’altrettanto spettacolare con il Dune Buggy con tanto di canzoncina.  Quello che però ci ricordiamo tutti è che poco dopo il buio in sala, i 5 giorni di sveglia alle 6 del mattino e le oltre 50 ore di lavoro sulle braccia si fecero sentire e mio zio fece una delle migliori dormite della sua vita.

Ora il cinema non c’è più, sostituito da una specie di supermercato, l’insegna è ancora li, non so se per  pigrizia o a causa di divieti da parte della sovraintendenza cittadina. Io ci passo spesso davanti, un po’ cercando un sorriso smarrito del mio fantasma preferito (è una lunga storia, scusate) un po’ per risentire le note di “Dune Buggy”. Nessuna fortuna in entrambe i casi. Prima o poi riuscirò a resistere alla tentazione.

Lo scorso Agosto  sono andato a trovare gli zii a Sant’Erasmo, era un sabato da bollino rosso con una temperatura più adatta ai Tuareg che ai veneziani, poco prima di pranzo, con un boccale a testa di birra fresca in mano, mio zio quasi ottantenne mi guardò e, come per scusarsi, mi disse che la fatica quest’Estate la stava sentendo, che dopo neanche 3 ore sotto il sole a pulire le piante di pomodoro iniziava a stancarsi. Poi volse lo sguardo a quel suo microscopico-immenso impero fatto di piante  de teguine (fagiolini) e alberi de zizole (giuggiole), realizzando forse anche lui che tutto quello che gli stava davanti era partito da una piccola barca a remi, quando aveva 8 anni.

Avrei voluto abbracciarlo, ma siamo uomini di altri tempi, queste cose non si fanno.

Mentre scrivevo questo post è saltata fuori una fotografia di noi due, scattata un paio di anni fa, qualcosa però deve essere andato storto, perché dei due sembro io il gigante.

 

Io e mio zio.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vincenzo ha detto:

    beh, è valso la pena attendere tutto questo tempo (per un tuo nuovo post, intendo)…
    e comunque Bud è stato anche il mio eroe, insieme a Terence, io non li riesco a scindere e giudicare separatamente…

    Piace a 1 persona

    1. Il Poltronauta ha detto:

      Intanto grazie! È vero che nel caso di Bud Spencer e Terence Hill 1+1 faceva 3, o 4. Perfetto mix di caratteri, Bud un Olio coi muscoli e Terence uno Stanlio furbo e più bello. Faccio fatica a pensare ad una coppia meglio assortita

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      1. Vincenzo ha detto:

        Una coppia olistica, sono assolutamente d’accordo… stessa cosa si può dire della birra rispetto ai quattro ingredienti che la compongono, giusto per restare nell’ambito delle passioni dello zio (che sono poi anche nostre😁)

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