10 canzoni (+10) per dormire

Ninna nanna, ninna oh
Questo bimbo a chi lo do?
Ninna nanna, ninna oh
Questo bimbo a chi lo do?

Amare è un po’ dormire.

La notte non dormo.

Non faccio fatica ad addormentarmi, quello no, un istante prima sto cercando di scrivere qualcosa con l’iPad, l’istante dopo è quasi l’una, la gatta è ad un millimetro dalla mia faccia e non capisco dove sono.

A quel punto inizia lo psicodramma, mi lavo i denti, sistemo la macchinetta anti zanzare (non serve a nulla, ma le fa sballare, e da sballate non pensano a succhiarmi il sangue), spengo la luce. Ma è già troppo tardi, il mio cervello, quello che ne è rimasto, è sveglio come il Bianconiglio che ha appena festeggiato il compleanno di Lapo Elkann e capisco che sono fregato.

Il mio cervello è sveglio e allora io per ripicchia penso, e vi assicuro che sui pensieri solitari e notturni di un cinquantenne interista non ci costruirei un parco giochi a tema. Di solito i primi ad arrivare sono i fantasmi, quelli delle persone che ancora sono vive, ma che sono sparite dalla mia vita senza un perché. Poi arrivano i fantasmi veri, e a volta qualche rimpianto.

Quando tocco il fondo dell’abisso chiedo aiuto alla musica, ed è in uno di questi frequenti deliri notturni che ho partorito la playlist che state ascoltando, sperando che almeno a voi faccia non solo addormentare, ma che vi tenga in una profonda fase REM fino al mattino. Sappiate comunque che se vi svegliate dopo le 6.30 siete già in ritardo.

Al solito, per ascoltare la playlist cliccate il link qui sotto:

Dieci canzoni (+10) per dormire


1. Where is my mind – Maxine Cyrin. Non so chi sia questo tizio, ho sentita la sua versione puro piano del capolavoro dei Pixies in qualche serie televisiva. Il mio manuale de “La Playlist Perfetta” prevede l’apertura (e a volte la chiusura) con un brano strumentale, iniziare così mi sembrava perciò perfetto.

2. To build a Home – The Cinematic Orchestra. Penso siano canadesi, l’ho sentita la prima volta come sottofondo ad una scena drammatica in un film, ovviamente il testo è terribilmente triste, ed io che ho appena “perso” la mia casa lo sento di più. Ma la musica è dolce abbastanza da far dimenticare qualsiasi dolore. Dedicato a chi ha un tetto sopra la testa che presto dovrà abbandonare, ma che non si fa rovinare il sonno da questo pensiero.

3. Fade into you – Mazzy Star. Band dei primi anni ’90, scoperta attraverso i CD che il mio amico greco-australiano mi mandava da Londra. Avessi incontrato la cantante, tale Hope Sandoval, nei miei (e suoi) vent’anni mi sarei innamorato perdutamente, ma è un mio piccolo vizio, il mio, quello di innamorarmi di continuo. Il testo della canzone è un po’ criptico, però mi piace l’idea però di “sfumare” dentro qualcun altro. Per innamorati veri. Ideale per addormentarsi in due (o più persone) nello stesso letto.

4. Knockin’ on heaven’s door – Antony and the Johnsons. Talento pazzesco e voce unica, questa cover di Dylan metterà a dura prova la vostra resistenza, una voce come quella di Antony è l’ideale per addormentarsi. Basta che non vi facciate sopraffare dall’onda di tristezza, insomma, vi ho avvisato.

5. Somersault – Zero 7. Pezzo super chill, che porta con ragionevole scioltezza il peso degli anni (credo sia dell’inizio del millennio). La voce che sentite è di Sia, ben prima di diventare famosa, scelta quasi per sbaglio da questo duo di produttore inglesi. Per anni ho infestato i CD Mix regalati agli amici con questo brano, convinto che fosse un potente afrodisiaco, ma che anche aiutasse a dormire. Vedete voi in quale modo funziona, nella peggiore delle ipotesi resta un bellissimo pezzo.

6, If You Knew – Jeff Buckley. Jeff è la mia ossessione, lasciarlo morire a 31 anni e continuare a far vivere Elton John è la prova che se dio esiste, ha gusti musicali di merda. Questa è una cover di un brano di Nina Simone, una preghiera disperata di un amante lascia solo. Di solito è la prima canzone quando, nel cuore delle mio notti insonni, si materializzano gli zigomi e gli occhi del fantasma del mio ultimo amore. La parte peggiore di tutto ciò è che lei lo sa perfettamente. Per casi disperati di insonnia ed altro.

7. Is there nothing we can do – Badly Drawn Boy. Lui è inglese, ha la mia età, negli anni è
uscito con dei pezzi pop degno del miglior Bacharach. Questa canzone è un po’ triste, ma questo sono io, anzi forse dovrei pure essere incazzato quando alle 3 di notte ancora non riesco a riaddormentarmi, davvero forse non c’è niente che possa fare.

8. Dindi – Frank Sinatra. Quasi fine anni ’60. The Voice è vissuto e morto mille volte, ha fatto
tutto quello che poteva fare, non ha più niente da dimostrare, ma i tempi stanno cambiando e rischia di diventare un dinosauro. Qualcuno gli fa conoscere la bossanova brasiliana e Jobim, e lui se ne innamora, prende dei pezzi e li canta in inglese. Questo è uno dei miei preferiti, una delle più belle dichiarazioni d’amore. Arriva a dire che “un fiume che non riesce a trovare il mare, questo sarei io senza di te, Dindi.” Non pretendo così tanto, mi basterebbe un amore che mi garantisse 6/7 ore di sonno a notte.

9. Paradise Circus – Massive Attack. Che Robert Del Naja (una metà dei Massive Attack) sia
Banksy oppure no resta da decidere, pare però sia abbastanza antipatichetto. Questa canzone è la colonna sonora di una serie TV, tale “Luther” con un attore nero, Idris Elba, super gnocco. Nell serie indossa un cappotrto meraviglioso, dopo un’attenta ricerca ne ho trovato uno simile, pagandolo una follia per i miei standard, poi nel caos del trasloco è andato perduto per sempre. Poi mi dite perché dormo male.

10. Skinny Love – Bon Iver. Ad un certo punto Justin viene lasciato dalla ragazza, il gruppo dove
suona si scioglie, contrae la mononucleosi e si sputtana tutti i soldi al video poker. A soli 26 anni
praticamente è un uomo finito. Guida 18 ore di fila e torna dal parte, nel Wisconsin, dopo settimane di depressione decide che tanto vale provare a scrivere canzoni e parte per la baita isolata di famiglia. Qui durante l’inverno, in completo isolamento compone il suo album capolavoro, una catarsi che lo salva dal baratro, Justin “muore” e nasce “Bon Iver. Skinny Love è una delle canzoni di questo disco, credo voglia dire qualcosa tipo “amore platonico”. Chissà, avessi una baita di famiglia anche io forse riuscire a dormire.

11. When we embraced – Micah P. Hinson. Passato da homeless, talento di songwriter immenso a mio avviso, infatti è un quasi sconosciuto. L’ho pure visto dal vivo, io con altri 50. Questo pezzo al solito è su un amore andato, ma davvero conta che sia finito? Tutti quei baci e quegli abbracci, tutta quell’energia sprigionata dai corpi che si amano è davvero perduta per sempre, o semplicemente continua a percorrere l’universo? Nel dubbio dovremmo continuare a baciare e ad amare il più possibile. Anche di giorno, che magari di notte si dorme meglio.

12. Youth – Daughter. Ecco, quando i figli ti fanno conoscere band nuove vuol dire che hai fatto
un buon lavoro. Questa band me l’ha segnalata mia figlia, mi è bastato sapere che l’autore preferito dalla giovane cantante era Jeff Buckley per convincermi che valeva la pena ascoltarli. Vi dirò, concilia moltissimo il sonno. Poi, a leggere il testo mi viene da sorridere, com’è bella giovinezza!

13. Angeles – Elliott Smith. Un altro cantante tutta “corda e sapone” della mia collezione. Elliott è un abitué di questo blog, col mio solito intuito l’ho scoperto poco prima che si suicidasse.
Ha una tristezza naif che mi attrae come un magnete, cercate on line i suoi live, da teatri stracolmi a piccole venues, lui non cambia mai, sembra così concentrato sulla sua musica che potrebbe davvero trovarsi sulla luna, e non cambierebbe. Mi tranquillizza, questo è certo. Guardate la sua performance alla serata degli Oscar del 1998, dove (incredibilmente) concorreva anche un suo pezzo, suonato indossando uno smoking bianco preso a noleggio di una taglia di troppo. A proposito, l’Oscar alla migliore canzone dell’anno nel 1998 andò a “My heart will go on”, dal film “Titanic”, insomma, ad un dio a lieto fine tu non credere mai.

14. Suzanne – Leonard Cohen. Che gran figo il nostro Leonard! In tutto, con una voce che ha ipnotizzato decine di donne. Qui canta la storia di Suzanne, ispirata ad una sua amica, al solito gioca con le parole in modo magnifico. Nato poeta, aveva pubblicato questa canzone proprio nel suo primo disco, a 33 anni. Non ha mai smesso (o quasi) di produrre musica, influenzando decine di autori in tutto il mondo. Una voce del genere concilia sicuramente il sonno, ma al solito durerà? Morto qualche anno fa, lascia al mondo un repertorio straordinario, e una delle più belle vedove di questo secolo. (potete googleare “Leonard Cohen’s widow”.)

15. Until the morning comes – Tindersticks. Un altro cantante dalla voce profonda, da crooner fuori tempo massimo. Il CD è arrivato a casa mia grazie al mio solito amico greco-australiano, testo bizzarro, però la melodia è reale per rilassarsi, possibilmente non da soli, magari abbracciati, ecco. L’importante è che la mattina vi sorprenda nel mezzo di qualche sogno, non nel mezzo della camera intenti a passeggiare e a contare i dorsi dei libri accatastati sugli scaffali.

16. I want to vanish – Elvis Costello. L’altro Elvis, il mio preferito. Una canzone non proprio
solare, come spesso sono le sue. Per chi soffre di insonnia a volte il desiderio è proprio quello, quello di sparire nelle tenebre della notte, quello di semplicemente spegnere i motori, di fermare il cervello e di sentire il battito del proprio cuore lentamente sincronizzarsi con il proprio respiro. Sparire.

17. Lilac wine – Nina Simone. Scoperta con la cover di Jeff Buckley, questa è la versione
altrettanto magnetica di Nina Simone, una donna straordinaria con un talento immenso. (I feel
unsteady like my love,
dice fra le altre cose). Se prima di addormentarvi vi siete scolati un paio di bicchieri di rosso intenso, questa è la vostra colonna sonora ideale.

18. Hotel Supramonte – Fabrizio de Andrè. Poteva mancare un pezzo del Poeta? Ho scoperto per caso questo album fatto con la London Symphony Orchestra pochi anni fa. Un progetto bizzarro ma affasciante, sostanzialmente il produttore del disco ha sovrainciso i brani cantati dal maestro aggiungendo gli strumenti dell’orchestra (ma nel disco ci sono anche duetti virtuali con Battiato e Capossela). E se la versione “normale” straripa di amore, questa “orchestrata” raggiunge livelli mai raggiunti prima.

19. Marito – The Andrè. Dopo 18 pezzi tutti sul triste andante chiudo con uno dei fenomeni più surreali degli ultimi tempi. Un tizio per scherzo inizia a rifare pezzi “trap” cantandoli come fosse il maestro de Andrè. La cosa sfugge di mano, ha migliaia di visualizzazioni su YouTube fino a quando incide un disco. Questa è una cover di una canzone di Malgioglio uscita nel 2017 solamente in spagnolo. Ma a questo punto, secondo i miei piani siete tutti addormentati, potrei scrivere qualsiasi scemenza, tipo “jaskhfi hfksdjafjsdfnks ojfsjfasj”, chi cavolo la legge. Oppure no?

20. Close Cover – Wim Martens. Ancora svegli? Questo pezzo vi darà il colpo di grazia, chiudere una playlist con un pezzo strumentale è un must, e questo è Il Pezzo Strumentale per antonomasia. Direttamente dalla colonna sonora de “Il ventre dell’architetto”, film capolavoro di Peter Greenaway, ogni volta che sento le prime note del compositore belga il mio cuor bradicardico rallenta ancora di più e Morfeo mi rapisce.

Poi mi sveglio nel mezzo della notte però.

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