Estate 2023, la playlist

Olvido è la mia parola preferita nella vostra lingua, la trovo perfetta, intraducibile in qualsiasi altro modo. E’ piena di dolore, una preghiera in tre sillabe. Non so se capisce di cosa stiamo parlando.
-Lei c’è mai finita dentro
l’olvido?
-Chiunque abbia mai amato ci è stato almeno una volta.

Marco Masullo – Il tassista di Maradona

Ecco l’estate, anzi, Voilà l’été come direbbero Les Negresses Vertes.

Quando leggerete questo post, le temperature forse saranno scese di qualche grado e probabilmente il ronzio dell’unità esterna del condizionatore del vostro vicino sarà già un ricordo lontano.

Come ogni estate è arrivato il tempo della playlist del Poltronauta, un appuntamento fisso che vi ricorda che le giornate si stanno accorciando, ma che pure in agosto si può ascoltare una manciata di canzoni tristi. Che poi sono le uniche canzoni che contano, soprattutto d’estate.

Rispetto alle precedenti, in questa ci sono alcune eccezioni alle regole (quasi) ferree delle playlist del Poltronauta.

Al solito si inizia e si finisce on un brano strumentale, ma questa volta in chiusura troverete ben due pezzi, uno addirittura di musica classica, i “Préludes, L. 125, Book 1: VIII. La fille aux cheveux de lin – Debussy” suonato da Youri Egorov, un pianista russo morto nel 1988 a 33 anni, come Gesù, John Belushi e Bruce Lee, e che a breve (forse) avrà un post tutto suo.

Circa a metà playlist ho messo un quarto brano strumentale, “The Russians Are Coming” (a pensarci ora, con la guerra in Ucraina in corso, forse un po’ di cattivo gusto, sorry) , versione ska dello standard jazz “Take nr 5” suonata da tale Val Bennet, saxofonista jamaicano morto nel 1991 (probabilmente ultra settantenne, ma la sua data di nascita è tutt’ora ignota).

Non troverete nessuna canzone di Jeff Buckley (altra anomalia), scelta dolorosa, ma addolcita dalla presenza di un pezzo di Joan as Policewoman, l’ultima sua fidanzata. In compenso sono riuscito ad infilare due canzoni cambogiane degli anni ’60, spero apprezziate lo sforzo.

Oltre a quella di “Take nr 5” ci sono altre cover, la più coraggiosa è probabilmente “The man I love“, classico di George Gershwin e Ira Gershwin, reso immortale da Billie Holiday, interpretato con una discreta personalità da Hindi Zahra, una cantante marocchina praticamente ritirata dalle scene da qualche anno, a nemmeno 40 anni.

Poi c’è anche “Everybody’s Gotta Learn Sometime” originalmente suonata dai The Korgis nel 1980, qui rifatta da Beck e al tempo inserita nella colonna sonora di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” (uscito in Italia come “Se mi lasci ti cancello“, sic), film del 2004 di Michel Gondry, uno dei più bei e strazianti film d’amore di sempre, che racconta di un amore così profondo che nessuna tecnologia può cancellare (almeno è quello che ho capito io).

olvido m (plural olvidos):
oblivion, forgetting, ending of memory.
Idea meaning an abstract place to put what is wanted to be forgotten, as in the collocation consign to oblivion: enterrar en el olvido ― to (try to) forget for ever (literally, “to bury in the oblivion”)

Mentre ascoltavo questo brano e pensavo al film, mi è tornato in mente un dialogo letto nel libro “Il tassista di Maradona” di Marco Masullo, dialogo che potete leggere ad inizio post e che, come il film di Gondry, parla della potenza dell’amore, della sua forza distruttiva e di come, alla fine, sia forse l’unica meta della vita, la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno.

Il libro, che è una biografia largamente romanzata di Jorge “Magico” Gonzalez, in realtà parla anche di altro, seppur tutta la vita di Gonzalez sia stata (e forse lo è ancora) intrisa d’amore: verso la notte, verso il pallone, il flamenco, le donne, la vita insomma.

Jorge “Magico” Gonzalez era un calciatore salvadoregno che si fece notare ai Mondiali di calcio di Spagna del 1982 (quelli vinti dall’Italia). Quella fu la prima e finora ultima partecipazione ai Mondiali de El Salvador. Non fu un’esperienza particolarmente felice, a causa di una pessima organizzazione la squadra impiegò 3 giorni di viaggio per arrivare in Spagna, per una serie di disguidi si ritrovarono con un solo cambio di maglie e un paio di palloni per allenarsi. Fecero il loro esordio pochi giorni dopo contro l’Ungheria, mi ricordo ancora quella partita vista in tv e gli incredibili festeggiamenti per il gol di Luiz Ramirez Zapata, il primo (e di nuovo, per adesso ultimo) della storia del El Salvador ai Mondiali di calcio, e pazienza se arrivò con gli ungheresi già sul 5-0 (per la cronaca il risultato finale fu di 10-1, partita con il maggior scarto di reti di tutta la storia dei Mondiali). L’allenatore fu licenziato subito dopo e la squadra fu affidata ad un triunvirato composto dai tre calciatori più anziani della squadra. A quella seguirono altre due sconfitte, questa volta dignitose, 1-0 contro il Belgio e 2-0 contro l’Argentina,

Nonostante l’evidente fallimento della spedizione salvadoregna, tutti i tifosi e gli addetti ai lavori furono colpiti dal calciatore con la maglietta numero 11 (che sarà sempre il suo numero, anomalo per il suo ruolo e scelto perché, come spiegò qualche anno dopo, voleva essere di più di un semplice 10). Jorge, già per tutti “Magico”, si muoveva con le stesse movenze di Maradona, con il quale aveva in comune anche una testa di ricci scuri, una certa propensione per la gioia fuori e dentro del campo e il piede (il suo però era il destro) delicato.

Finiti i Mondiali, Gonzalez rimase in Spagna per indossare la casacca gialla del Cadiz, squadra minore del campionato spagnolo. Tra abbandoni e ritorni (come capita nelle più classiche storie d’amore) il giocatore passò ben 9 anni in Andalusia. Le sue gesta, ormai confuse nella nebbia della leggenda, ancora si raccontano nelle taverne vicino al porto, dove di solito passava le notti ad ascoltare il flamenco, e a fare anche altro. L’amore per le cose belle della vita (non la droga però, ammesso che sia una cosa bella) limitarono però enormemente la sua carriera di calciatore.

Nel 1984, dopo due campionati straordinari, fu invitato dal Barcellona (dove al tempo giocava anche Maradona) a partecipare con loro ad una tournée negli USA. A parte l’oggettiva difficoltà ad alzarsi dal letto prima di mezzogiorno e la tenenza a divertirsi in campo quasi quanto fuori, l’episodio che gli chiuse le porte all’ingaggio nelle file dei catalani avvenne una mattina a Los Angeles, mentre con la squadra si trovava in albergo.

Verso le 10 del mattino partì l’allarme anti-incendio (si narra che ad azionarlo fu Diego Armando in vena di scherzi). Non vedendolo con gli altri compagni nel punto di raccolta fuori dell’albergo, l’allenatore andò a cercarlo nella sua stanza, dove lo sorprese addormentato e nudo tra due ragazze bionde, episodio che gli costò il contratto. Spacciata per leggenda, quando molti anni dopo un giornalista in TV gli chiese se la storia delle due bionde fosse vera, lui rispose. “No, non è vera. Una era mora”.

Tra le leggende che si narrano ancora c’è anche la finale del Trofeo Ramon de Carnanza nel 1984, dove il Cádiz sfidò il Barcellona. La sera prima è la “solita” sera di Jorge, gira tutta la notte nei locali ad ascoltare musica, bere vino e flirtare con le ragazze, al solito torna a casa al mattino. Dorme ancora quando qualcuno lo avvisa che la partita sta iniziando, si veste di tutta fretta e arriva allo stadio poco prima dell’intervallo con il Barcellona sullo 3-0, entra ad inizio del secondo tempo, fa due gol e due assist e il Cádiz vince 4-3., una storia meravigliosa.

La partita in realtà non si è mai giocata, ma molti tifosi pure oggi giurano di averla vista, come fossero stati vittime di un’illusione collettiva, l’ennesima magia di Jorge “Magico” Gonzalez.

In fin dei conti non sono forse proprio così le storie d’amore più belle? Si ama così tanto una persona che quando finisce tutto ci si ricorda di momenti straordinari vissuti assieme, anche se, forse, non sono mai avvenuti nella realtà?

Bene, è giunta l’ora di ascoltare la playlist.

Come al solito avete due possibilità: Spotify oppure Apple Music, a voi la scelta.

A presto

Jorge “Magico” Gonzalez

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Avatar di Andrea C. Andrea C. ha detto:

    Grazie. I tuoi posto sempre molto graditi.

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    1. Avatar di Il Poltronauta Il Poltronauta ha detto:

      Grazie a te! 😊

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