“Nei giorni dopo io e Paolo abbiamo sgombrato le pietre e i mattoni anneriti, li abbiamo disposti in pile dietro la stalletta delle capre, bene ordinate per possibili usi futuri. Abbiamo zappato la terra e l’abbiamo concimata con cenere e letame, ci abbiamo piantato lavanda e rosmarino che Martina voleva da tempo. Quando abbiamo finito sono andato a fare una passeggiata da solo, fino alla collina che anni prima in un giorno di neve io e Guido avevamo risalito per contemplare il paesaggio. Ho cercato il punto preciso in cui ci eravamo fermati e ho guardato in basso come avevamo fatto allora, ed è stato strano vedere una casa sola dove ce n’erano state due.”
Andrea de Carlo – Due di due
C’è stato un momento nel quale Andrea de Carlo sembrava il futuro della letteratura italiana, ma essendo una persona dai mille talenti e con una famiglia culturalmente straordinaria, pur continuando con la sua attività di scrittore, negli anni non ha mai smesso di cimentarsi in campi artistici diversi, come la fotografia, la musica e il cinema.
Il suo primo film da regista fu la trasposizione del suo primo romanzo “Treno di panna”, un libro fortemente autobiografico basato sulla sua esperienza post laurea negli Stati Uniti, tra appartamenti condivisi e cucine di ristoranti, regni del terrore per un giovane emigrato.
Il film, ovviamente, riuscì meno bene del libro. Mi ricordo che lo vidi alla mostra del cinema di Venezia, di ritorno dal mio soggiorno americano, convinto di ritrovare nel film le stesse sensazioni provate nei mesi passati in California. Del film mi ricordo ben poco, a parte la scena finale con delle mongolfiere, che al tempo mi sembrò totalmente fuori luogo. Dovrei ricordarmi anche della musica, una delle prime colonne sonore di Ludovico Einaudi, ma a dire il vero che la musica fosse dell’allora giovane compositore torinese l’ho appena scoperto su Wikipedia.
Di de Carlo ho letto solamente un altro libro, “Due di due”, nell’edizione uscita per la collana “I miti” della Mondadori, acquistato alla modica cifra di lire 5.900 (poco più 3 €, ma questo lo sapete già, visto che a leggere i post del mio blog è gente che gli spritz se li pagava in lire).
“Due di due” è un libro bellissimo, lo consiglio a tutti, magari in un’edizione diversa dalla mia, senza l’orrenda copertina con i disegni di Keith Haring (la copertina è orrenda, non i disegni).
Del libro ho un ricordo confuso, so che racconta della lunga storia di amicizia tra due persone affini, ma al tempo stesso diverse, Mario, la voce narrante e Guido, un’anima ribelle e tormentata dal proprio talento. Il loro rapporto continua, con alti e bassi, per tutta la loro vita, dai banchi del liceo (mi sembra) fino ad un finale tragico (scusate lo spoiler).
Se della trama mi ricordo molto poco, l’ultima frase, quella che dice “è stato strano vedere una casa sola dove ce n’erano state due”, mi è rimasta impressa nella memoria fin da allora.
Bene, a questo punto vi chiederete dove voglio andare a parare, che “ci azzeccano” Andrea de Carlo e i suoi libri con la playlist di Natale, ci sto arrivando, abbiate pazienza.
Non ho paura della solitudine, anzi per me il proverbio “meglio soli che mal accompagnati” potrebbe pure fermarsi alle prime due parole, a Natale però restare da soli ha tutto un altro sapore, perché suona innaturale.
In questi giorni si dovrebbe stare con le persone che più ami (per scelta o per dovere), e pazienza se le storie che si raccontano nelle cene e nei pranzi sono sempre le stesse, che tutto sommato mica avresti tanta voglia di stare a tavola cinque ore di fila con parenti veri o acquisiti che alla fin fine “va bene accoglienti ma questi immigrati potrebbero starsene a casa loro, che qui siamo nella merda”, mentre chiedono del bicarbonato Brioschi perché quella terza porzione di fritto non riescono proprio a mandarla giù, che ci vorrebbe la pena di morte per quelli che toccano i bambini e gli animali (i bambini nei barconi non contano), che “si vede che la Meloni è una donna del popolo, vicina alle persone comuni”.
Vorrei dire che non ho aspettato di compiere 65 anni per realizzare, come Jep Gambardella de “La grande bellezza”, che “la più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare”, ma in realtà un’artroscopia al ginocchio sta limitando i miei spostamenti (nessun allarme, torno per il girone di ritorno).
Questo è il mio primo Natale da solo, a parte una gatta, una tortora, un muro di libri che mi guarda speranzoso, un frigorifero pieno e la luce del bacino dì San Marco che mi aspetta a pochi passi (poteva andare peggio).
Inevitabilmente la mente va alle persone che vorresti fossero con te, alcune so che non potrò rivederle mai più, altre forse un giorno potrò riabbracciarle ancora.
Ogni volta che la mia mente (e il mio cuore, troppo spesso se lo chiedete a me) va alle persone che c’erano nella mia vita e che ora non ci sono più mi ritorna in testa l’ultima frase di “Due di due”, penso a come sia difficile rimanere attaccati ad un ricordo sperando torni a non essere più tale, a come sia strano vedere una cosa sola quando prima ce n’erano due. Alla fine Andrea de Carlo un po’ c’entrava, no?
Bene, è giunto il momento del mio regalo, ovvero la playlist “Natale 2023”.
Come al solito non c’è un solo pezzo che abbia un qualsiasi legame con il Natale, si tratta di musica arrivata, per sbaglio, o quasi, alle mie orecchie, brani di provenienza più o meno esotica, molti non particolarmente conosciuti.
Delle mie abituali regole resta solamente il brano strumentale in apertura e in chiusura, niente Jeff Buckley nemmeno questa volta. Forse è arrivato il tempo di lasciarlo andare, dovrei farlo anche con altre persone, magari l’anno prossimo però, che non si sa mai.
Buon ascolto, ecco i link:

Buon Natale. Non sei solo . Almeno idealmente ci sono anche io.
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Grazie Andrea 😊❤️
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