Everyone’s feeling pretty
It’s hotter than July
Though the world’s full of problems
They couldn’t touch us even if they tried
From the park, I hear rhythms
Marley’s hot on the box
Tonight, there will be a party
On the corner at the end of the block
Master Blaster – Stevie Wonder
Fa caldo, molto caldo. Per citare Stevie Wonder direi che “fa più caldo di Luglio”, poi aggiungerei pure “Though the world’s full of problems”, perché evidentemente dal 1978 non è cambiato molto.
Se a Luglio fa più caldo di Luglio, il tutto inizia ad essere difficile da gestire, ma più dell’ormai inevitabile innalzamento delle temperature mondiali (inevitabile per tutta una serie di motivi che onestamente non mi va di snocciolare adesso, magari un’altra volta, quando farà meno caldo), sono preoccupato per le capacità intellettive e decisionali dell’umanità.
Da anni ho elaborato questa teoria, ribattezzata della marmellata, che ipotizza un limitato quantitativo di intelligenza a disposizione degli esseri umani che, continuando a crescere di numero, costringono la natura a spalmare sempre di più. Esattamente come capita la mattina quando, di fronte ad una confezione di fette biscottate da 4, la marmellata rimasta nel vasetto in frigorifero è spaventosamente poca, e tu sei costretto a dividerla su di una superficie troppo grande, con il risultato che la colazione fa schifo.
La prova della “teoria della marmellata” si può avere facilmente qui a Venezia, dove si vedono moltissime persone in giro, soprattutto turisti, che hanno palesemente una quantità di intelligenza inferiore a quella che poteva avere l’umanità, e il turista, negli anni ’60 dello scorso secolo.
Deve essere per forza così, altrimenti non mi spiegherei i gruppi intruppati che intasano le calli di Venezia, il più delle volte con lo sguardo fisso sul telefonino, indossando canottiere che lasciano esposta troppa carne sudata e inondano l’aria di esalazioni mefitiche.
Eserciti di dannati della Cayenna, carichi di zaini come sherpa nepalesi, che spingono passeggini di dimensioni simili ad una FIAT 500 con bambini addormentati, che mai e poi mai si ricorderanno di questo viaggio.
Ma non solo, vaporetti che ricordano i “Boat people” vietnamiti, palcoscenici improvvisati di scontri di civiltà fra i pochi residenti e i turisti che per quella tortura hanno pagato la bellezza di 9.5 eur a biglietto. Famiglie dal nord Europa che inspiegabilmente lasciano i camping del litorale per affrontare viaggi della speranza, dribblando scaltri borseggiatori e gabbiani (cocai) voraci.
Perché lo fate? Ma no gavè na casa? Siete tutti homeless?
Chissà a quali peccatori Dante avrebbe assegnato il girone del “ponte di Rialto a mezzogiorno in Luglio” se avesse scritto la sua “Divina Commedia” in questi anni.
Non tutti i turisti sono così però, più ti avvicini alla zona della Biennale e più inizi a scorgere giovani baffuti con il mullet (se non sapete cosìè un mullet, cercatelo on line), disegni geometrici minimal tatuati su cosce pallide, preferibilmente vestiti di nero, con ai piedi birkenstock ma anche anfibi (perché anfibi? Con 35 gradi e il 90% di umidità).
Di solito a completare il look del classico visitatore della Biennale c’è sempre una shopper di tela, con il disegno delle passate edizioni per i più virtuosi, oppure con altre soluzioni grafiche.
Ispirato dai biennalini che incrocio sotto casa su base giornaliera, ho pensato che il lettore de Il Poltronauta avrebbe apprezzato una shopper personalizzata con il disegno ufficiale del blog, opera del maestro Matteo Bertelli. Travolto dalla febbre creativa ho pensato anche di aggiungere una spilletta (pin per i giovani) sempre con i logo.
Come si fa ad averla? Quanto costa? Non ne ho idea, ma se mi scrivete vediamo cosa si può fare.
ilpoltronauta@gmail.com
Fate i bravi, state al fresco, mangiate frutta fresca e bevete tanta acqua.
Alla prossima.


Quello che è avvenuto a Venezia ed ora sta avvenendo in molte parti del mondo ha un nome: turisticizzazione. In altre parole i luoghi vengono svuotati dei loro abitanti per diventare tante Disney World dove i turisti vanno, vedono poco, non capiscono nulla, si fanno le foto, comprano gadget , sporcano e se ne vanno.
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Vero, quello che mi chiedo io è però perché farlo, perché andare in giro per il mondo come zombie, per postare un paio di foto su Instagram, infilarsi da Zara in qualsiasi altro negozio che oramai trovi ovunque. A volte basta un libro per “vedere” un posto, due pagine di Chatwin valgono molto di più di un pomeriggio passato a farsi selfie. Il turismo è l’oppio dei popoli.
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Sarei interessato al gadget.
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Come sempre è un piacere leggerti. Grazie
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Grande Ricky. Io voglio i gadgets. Passo per Venezia e procedo all’acquisto in sonanti contanti!
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Da te accetto solamente pagamenti in acqua e Cynar! A presto
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