Arthur Antunes Coimbra Zico

“Zico ha giocato con i guanti, il mio Aristoteles giocherà col cappotto!”
Oronzo Canà – L’allenatore nel pallone

Non sopporto l’amarcord nei social, scritto da me suona strano, visto che ho fatto della memoria collettiva mascheratra da individuale la materia di questo blog, ma i vari riferimenti ai “mitici anni ’80” (che a breve saranno “mitici anni ’90”) con annessi immagini vintage di quelle cose che non ci sono più, fatte girare in loop nei vari wall, giusto per consumare le batterie degli smartphone e per permettere a Zuckerberg & c. di vendere qualche inserzione in più, mi sono indigesti.

Detto questo ci sono degli oggetti che sicuramente sono uniche e significative per un gruppo di persone, per una fascia d’età, dei momenti che alcune generazioni hanno vissuto ed altre no, nel mio caso uno degli avvenimenti che mi ricordo con una certa chiarezza è la cosiddetta apertura delle frontiere del campionato di calcio di Serie A nel 1980.

Dopo 14 anni di embargo dovuti principalmente alla figuraccia dell’Italia contro la Corea nei Mondiali del 1966, la Lega Calcio decise di permettere alle squadre di ingaggiare un solo giocatore straniero (impensabile adesso). Arrivò la prima ondata di giocatori, pochissimi i veri fuoriclasse (Falcao, Krol, Liam Brady) un paio giocatori discreti (Prohaska, Daniel Bretoni), qualche mestierante più o meno esotico (Juary, Van de Korput, Eneas, Neumann) e un paio di “sole” non da poco, come il re dei bidoni Luis Silvio della Pistoiese e Fortunato del Perugia (mi ricordo ancora il titolo della Gazzetta, quando il Perugia ripiegò su questo giocatore dopo essersi fatta sfuggire tale Bravo, un altro argentino: “Bravo no, ma Fortunato”).
Comunque già questi bastavano per soddisfare un digiuno lungo 14 anni, dopo un paio di anni , passando sempre per una serie di modesti impiegati e altri bidoni come Mirnegg, Caballo e Nastase, iniziarono ad arrivare un discreto numero di campioni straordinari, probabilmente i migliori al mondo in quel momento, da Platini a Rummenigge, fino alla materializzazione della mano sinistra di dio, nel 1984, Diego Armando Maradona.

Ma è l’anno prima che si concretizza un miracolo senza precedenti, una squadra di provincia, piccola e senza una storia significativa, mette a segno il colpo del secolo, grazie ad una serie di magheggi del suo ds, l’allora giovane volpone Dal Cin, l’Udinese ingaggia Arthur Antunes Coimbra, in arte Zico, il più forte numero 10 brasiliano dai tempi di Pelè.

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Zico tra capitan Causio e Pietro Paolo Virdis

 

Come l’Udinese ci sia riuscita è un mezzo mistero, la copertura economica viene data da uno stadio praticamente tutto esaurito dagli abbonamenti, una serie di sponsor più o meno occulti e un meccanismo complicato per lo sfruttamento dell’immagine del giocatore. Zico resterà 2 anni, regalando emozioni e speranze a tutti friulani, ancora alle prese con la ricostruzione del dopo terremoto, anche se le sue prestazioni verranno limitate da numerosi infortuni muscolari, causati anche dal freddo (pare che in inverno a Udine la temperatura sia più bassa di quella di Rio de Janeiro).

Io aspettai con ansia il suo esordio, mi ricordo ancora “Tutto il calcio minuto per minuto” di quella domenica, con gli interventi dell’inviato da Genova, che descrivevano la lezione di calcio impartita dall’Udinese, risultato finale 1-5, con doppietta di Zico.

Quando vidi le azioni in TV, provai una certa pena per il terzino del Genoa, tale Claudio Testoni di Marano sul Panaro, Modena, che si trovò a marcare un marziano, che si muoveva come uno scoiattolo lungo la linea d’attacco, mentre lui sembrava un palombaro con le vertigini.

Dal Cin, già ad inizio stagione, aveva probabilmente piazzato una dozzina di amichevoli per fare cassa, così ad un certo punto in primavera l’Udinese viene a Venezia per sfidare la nostra squadra, all’epoca impantanata in un anonimo campionato di C2.

Ovviamente non posso perdere un’occasione del genere e mi organizzo con un mio compagno di classe, l’appuntamento è alle Fondamente Nove, dove dovrei prendere il vaporetto per lo stadio, già con il mio amico a bordo.

Stranamente arrivo in anticipo, mi metto ad aspettare, da una calletta di fronte alla fermata del vaporetto un tipo mi fa un cenno, è vestito in modo anonimo e ha un sacchetto di plastica azzurra in mano, mi chiede se posso aiutarlo, io mi avvicino e quando gli sono ad un metro apre il sacchetto e mi fa vedere un tesserino della polizia, una pistola e un paio di manette. Mi dice che sa chi sono, che posso seguirlo con le buone oppure con le manette ai polsi.

Sono ammutolito, non capisco se è uno scherzo, ma il tipo non sta ridendo e mi prende per il braccio, mi spinge verso il ponte delle Fondamente Nove e mi dice che sono fottuto. Mi chiede un documento, al solito non ce l’ho, l’unica cosa che ci si avvicina è l’abbonamento ai vaporetti, e mentre glielo mostro mi ricordo che è ormai da mesi che ho sostituito la mia foto con una di Einstein, mi guarda con disgusto mentre a fatica la tolgo mostrandogli l’immagine sotto.

Ma lui non molla, mi dice che sono nella merda fino al collo e che lui gli spacciatori come me li odia. Gli dico che sta sbagliando, sembro John Belushi nei Blues Brothers, quando viene intercettato dall’ex fidanzata (Carrie Fisher) che anni prima l’aveva aspettato invano sull’altare il giorno del matrimonio, ed inizia a pregare e a piangere, ad invocare perdono, ad inventare le scuse più inverosimili (le cavallette, la carestia) fino a quando lei ci casca e lo lascia andare.

Ecco, quello sono io, in cima al ponte con un agente in borghese che mi tiene per braccio, e io che gli spiego che ho 15 anni, che abito li dietro, che se vuole possiamo andare a suonare il campanello di casa mia, che mi trovo alle Fondamente Nove perchè sto andando a vedere Venezia-Udinese, Zico!

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John Belushi / Jake “Joliet” Blues che prega l’ex fidanzata

 

Non so se il tipo si arrende all’evidenza, oppure se invece è un buongustaio del calcio, e se considera la possibilità di vedere dal vivo un poeta del pallone come Zico un diritto inalienabile anche per un pericoloso spacciatore. Comunque mi lascia andare proprio mentre il vaporetto sta attraccando, corro come un ladro con la polizia alle calcagna (in effetti…) ma arrivo all’imbarcadero proprio quando il motoscafo molla gli ormeggi. Ho un’altra possibilità: correre lungo la fondamenta, visto che il vaporetto ci naviga parallelo per raggiungere la fermata successiva, un paio di ponti e circa 400 metri più avanti.

Sembro Miruts Yifter all’ultimo giro dei 10.000, questa volta riesco ad arrivare in tempo. Mentre boccheggio come un pesciolino rosso caduto dalla boccia sul pavimento, Carlo, il mio amico che mi aspettava a bordo mi chiede cosa sia successo. Quando glielo spiego mi guarda perplesso, e si convince solamente quando gli mostro l’abbonamento senza la foto di Einstein, perchè sa che solamente un’emergenza me l’avrebbe fatta togliere.

Per completezza d’informazione, devo dire che il giorno dopo lessi su “Il Gazzettino” di una retata di spacciatori fatta dalle parti delle Fondamente Nove, l’articolo parlava del sequestro di un barchino pieno di droga e chiudeva dicendo che forse un paio di elementi della banda erano sfuggiti all’arresto.

Uno di sicuro era allo stadio a vedere Zico.

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