Andreas Grassl

Al: How come you decided to talk?
Birdy: I didn’t decide. It just happened. I don’t know.
Nurse: What’s going on?
Al: He talked! Come on, say something. Goddamn it, talk! He talked before.
Nurse: This won’t work.
Al: I’m telling the truth! What are you doing, dumbshit?
Don’t you know they’ll keep you forever?!
Goddamn it, talk! Jesus, Mary and Joseph! Birdy, talk!
Nurse: Come on, let’s go.
Al: No! Goddamn it! I’m staying here with him! This isn’t a game anymore.
Why wouldn’t you talk?
Birdy: I didn’t have anything to say to him.

Birdy (scena finale) – Alan Parker

Qualcuno sa chi è Andreas Grassl? Voglio dire, qualcuno lo sa senza usare google? E Piano Man vi dice qualcosa?

Nel 2005 Andreas Grassl è stato protagonista di una vicenda bizzarra che per alcuni mesi ha intrigato mezza Europa, finendo anche nelle pagine di giornali americani.
Il 7 Aprile di quell’anno la polizia di Sheerness nel Kent, trova un ragazzo magro in stato confusionale. Se ne va in giro vestito elegante in un completo nero con tanto di cravatta, completamente bagnato e senza documenti.
Non parla, sembra capire le parole in inglese dette dai poliziotti ma non interagisce, il mistero si infittisce una volta scoperto che tutte le etichette degli indumenti che indossa sono state rimosse.
Alla polizia non resta che portare il ragazzo nel più vicino ospedale, nella speranza che inizi a raccontare la sua storia.

Ma invece di parlare, una volta avuto una penna e un pezzo di carta, disegna un grande pianoforte: è la svolta. Qualcuno lo porta davanti ad un pianoforte vero, e tutto quello che non riusciva ad esprimere con le parole diventa musica, suonando brani di vari generi, da Tchaikovsky ai Beatles.

Quel giorno nasce la leggenda di “Piano Man”, l’ospedale psichiatrico dove viene nel frattempo ricoverato inizia a contattare le orchestre di mezza Europa per sapere se qualcuno dei loro pianisti sia sparito.

La foto del giovane con le spalle ricurve e lo sguardo smarrito fa il giro di tutti i media, iniziano ad arrivale le segnalazioni più diverse, c’è chi ci riconosce il marito sparito in Algeria mesi prima, chi un artista di strada francese.

Piano-Man-named-as-Andrea-011
Andreas Grassl aka Piano Man

Ad un certo punto pare che, con la mappa d’Europa sotto il naso, gli venga chiesto da dove viene. Lui indica la Norvegia, allora l’ospedale recupera un interprete ma Piano Man non esce dal silenzio neppure davanti ad un simile sforzo.

Anche i medici sono basiti, da una prima diagnosi di stress post traumatico ora pensano che il giovane sia affetto da una forma di autismo, di quelle che isola il malato dal resto del mondo ma che in qualche modo ne esalta le doti artistiche o matematiche (tipo Rainman).

Nel frattempo i mesi passano, siamo oramai ad Agosto, la storia continua a montare, c’è addirittura chi parla già di un interesse da parte di una casa di produzione hollywoodiana per girare un film su questa vicenda.

Poi improvvisamente il tipo parla e racconta la sua storia, che però non piace a nessuno, incluso l’ospedale che finirà per presentagli un conto di oltre 100.000 sterline.

L’ex Piano Man dice di chiamarsi Andreas Grassl, di venire da un minuscolo paesino di campagna bavarese, dice che i 4 mesi precedenti sono un mistero anche per lui, che si ricorda di essere partito da Parigi in treno per arrivare in Inghilterra in preda alla depressione, e qui di aver tentato il suicidio nel mare, ma poi niente più.
Le autorità iniziano a scavare nel suo passato e viene fuori che il giovane tedesco è sempre stato un po’ eccentrico, alla ricerca di notorietà fin da bambino, scoprono che ha lavorato in un ospedale psichiatrico, dove probabilmente ha imparato come fingersi pazzo, infine lo bollano come bugiardo, come un millantatore in cerca dei 15 minuti (nel suo caso molto di più) di notorietà.

Anche le capacità musicali di Piano Man si ridimensionano, il ragazzo non è poi così talentuoso, pare abbia giusto pigiato qualche tasto su una pianola elettrica (nemmeno un piano) e che poi la notizia sia stata, per così dire, gonfiata. Ma in questo caso la colpa non è sua.

Certo, se qualcuno dei dottori o anche dei giornalisti si fosse accorto della similitudine di questa soria con il film “Ladies in Lavender” di Charles Dance uscito l’anno prima (tra l’altro con un attore tedesco nella parte di protagonista) ci saremmo risparmiati 4 mesi di ricostruzioni fantasiose.

PiAno man
Daniel Bruhl nei panni del giovane musicista polacco naufrago

Tutto finisce in una bolla di sapone, Andreas Grassl sparisce nel nulla e tutti se ne dimenticano, compresi i presunti produttori hollywoodiani.

Ma quello che resta il vero mistero per me è se il ragazzino tedesco abbia programmato tutta questa pantomima oppure se nell’imbarazzo di essere stato sorpreso bagnato fradicio dalla polizia, abbia improvvisato, infilandosi in una situazione più grande di lui dal quale non è poi più riuscito a venirne fuori in modo dignitoso.

Io voglio credere alla seconda ipotesi, visto che una cosa simile era successa anche a me.

Ero nel solito ristorante di Los Angeles (si, ho fatto altre cose nella vita, un giorno le racconterò) intento nel mio lavoro di sguattero/uomo frigorifero aka Fridge Man, una sera nell’ora di punta decido di lasciare la cucina per prendermi una coca al bar, non proprio la prassi per noi, i pariah del ristorante. Per darmi un contegno prendo il cappello da cuoco che mio zio non usava mai e l’indosso, attraverso la sala gremita, arrivo al bar, prendo la coca e ritorno verso gli inferi della cucina, ma all’ultimo tavolo vengo fermato.
Si tratta della classica “formazione” da ristorante, due tizi attorno ai 50 anni con il portafoglio gonfio accompagnati da due bionde, con altre cose gonfie.
Mi chiedono, indicando il cappello, se sono il cuoco e come mi chiamo, io annuisco e bofonchio il mio nome: “Riccardo, like Ricardo Montalban”.
Rafael, il cameriere messicano scuote la testa e mi lancia uno sguardo di disprezzo misto terrore.
Il signore più vicino a me si alza, mi da una pacca sulla spalla e mi dice che quei “tag-liolini” (li pronuncia così) è la miglior pasta che abbia mai mangiato, e mi chiede come li ho preparati.

Sento lo sguardo di Rafael sulla nuca, non ho la minima idea di come diavolo si cucinano quei tag-lionini, allora faccio l’occhiolino al tipo e guardando la bionda seduta vicino, gli dico che se gli svelo il mio segreto dopo dovrò ucciderlo.
Grande risata, tutti seduti, io ritorno in cucina e ripongo il cappello al riparo dalle macchie di olio, che come al solito stanno abbandonando le padelle come passeggeri di una nave che affonda.

Dopo un’ora entra Rafael e mi dice che i signori di prima mi vogliono salutare, io indosso il capello ed esco, grandi abbracci e tutto finisce.

Il problema è che i tipi sono dei clienti abituali, così nei 2 mesi successivi tornano almeno una volta a settimana, e ogni volta chiedono di “Ricardo”, e ogni volta io esco col cappello in testa, sparo due cazzate sui piatti che hanno appena mangiato e ritorno dentro, a fare Frigo Man. Poi un giorno riparto per l’Italia, e non sono più né un cuoco né Frigo Man.

Molto tempo dopo sentii un paio di ragazzi dello staff, mi dissero che i tipi c’erano rimasti male nel non vedermi più, ma che Rafael incredibilmente avesse retto il gioco, dicendo che ero stato assunto da un prestigioso ristorante in Italia.

Poteva andare peggio, almeno nessun telegiornale aveva diffuso la mia foto.

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