L’estate sta finendo

L’estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va.

L’estate sta finendo – Righeira

Non te ne accorgi dalla temperatura, il caldo umido di Agosto te lo ritrovi ancora a Settembre. Da qualche anno le piogge che bagnavano i primi giorni di Settembre non ci sono più. Capita piuttosto che durante l’estate si materializzi, rabbioso, qualche temporale che sembra tropicale. Vento imperioso a spezzare alberi e mezz’ora di pioggia monsonica, poi basta, tutto torna come prima.

No, non è dalla temperatura che capisci che l’estate è finita, in barba alle convenzioni che hanno eletto il 21 di Settembre vero ultimo giorno della stagione estiva.

La luce, quello rivela che stiamo andando verso le lunghe notti dell’inverno, e ben poco riesce a fare l’ora legale. Sembra il trucco di cercare le corde che i boxeur più esperti usano quando sentono che stanno perdendo l’incontro, anche noi ci lasciamo ingannare, lottiamo senza troppa convinzione, aspettando l’inevitabile passaggio all’ora solare e ai tramonti in orario d’ufficio.

Ma a dire il vero l’Estate, quella vera con la “E” maiuscola è finita da anni, almeno per me,  da quando ho sostituito la parola vacanze con la parola ferie. Sembra passato un secolo e, a guardare il calendario, si potrebbe anche dire che è passato un millennio da quei lunghissimi pomeriggi di Luglio, interrotti da bagni sulle calme acque della laguna, un gelato (e solo uno) dell’Algida, e le partite a carte sotto l’ombrellone.

Tutte quelle vissute dopo, fatti giornate rubate al lavoro, e di weekend affollati, non sono Estati, sono periodi caldi con il sole, niente di più.

Quand’ero ragazzino ad un certo punto scoppiò la moda dei test, ne trovavi ovunque, nei rotocalchi, nei quotidiani e persino nei settimanali (mai nella Settimana Enigmistica però).
La Rai, sempre sul pezzo, lanciò addirittura uno show televisivo dove varie celebrities (all’epoca quasi tutte vere) si sfidavano in diretta a suon di test, a presentare il tutto uno straordinario Emilio Fede, non ancora cavalier servente di Berlusconi.

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Una rara immagine dello trasmissione “Test”, condotta da Emilio Fede

I test diventarono un modo per passare il tempo anche tra adolescenti, che senza smartphone e neppure internet qualcosa pure dovevano fare.
Ce n’era uno che girò per un po’, onestamente non mi ricordo i dettagli, ma più o meno si trattava di immaginare una foresta da attraversare e che tipo di cavallo avresti voluto essere (ripeto, non me lo ricordo molto bene, però al tempo sembrava tutto più chiaro).
In base alle risposte date, la persona di fronte capiva la tua personalità, perciò se la foresta era luminosa e profumata, di conseguenza eri una persona ottimista, ma se il cavallo era un selvaggio Mustang diventavi anche un ribelle, o una cosa del genere.
L’arte dell’interpretazione era la stessa degli oroscopi, dire qualcosa di così vago che alla fine ti viene da pensare che ci hanno azzeccato, qualcosa tipo questo: “Settimana di alti e bassi, amici del xxxxxx (qui metteteci il vostro segno, vedrete che funzionerà). Nei prossimi giorni dovrete impegnarvi nel trovare un giusto compromesso fra coraggio e prudenza, potreste avere la possibilità di guadagnare molto grazie a un piccolo investimento”.
Praticamente l’Oroscopo del Dottor Divago.

Con il tempo anche io elaborai un test fatto in casa, per capire la personalità di chi mi stava di fronte: bastava chiedere come ci si ricordava l’Estate, per rendersi conto subito con chi avevi a che fare.

Nei primi anni ’80,  due cazzoni torinesi, poco più che ventenni, pescano il jolly e pubblicano un disco che diventerà il primo tormentone estivo della musica italiana. “Vamos a la playa” dei finti fratelli Righeira (Michael e Johnson Righeira, per la precisione) inonda tutte le radio italiane ed anche molte di quelle Europee, il motivetto orecchiabile sostenuto da un ritmo diabolico, con quel ritornello ripetuto allo sfinimento sono il manifesto pop della deriva più commerciale della New wave italiana.  Che poi il testo, a volerlo capire, non è poi così spensierato, anzi come in “Tropicana” dei coevi “Gruppo italiano”, è l’esplosione della bomba atomica il vero tema della canzone.

Ma quelli sono i ruggenti anni ’80, con la Milano da bere, il trionfo del socialismo craxiano, l’edonismo reaganiano, gli occhiali con la montatura finta-tartaruga, il “grafico pubblicitario” come lavoro ideale (come adesso è diventato fare lo chef), e i due ragazzi di Torino ci si trovano perfettamente a loro agio.
Poco dopo provano il bis, con “No tengo dinero” e in qualche modo ci riescono, ma è due anni dopo che creano il capolavoro, la più bella canzone degli anni ’80 (ok, forse esagero), la tristissima “L’Estate sta finendo”, metafora della fine dell’innocenza, che chiude largamente in anticipo i gloriosi anni ’80, ne sentenzia la fine, qualsiasi cosa scritta dopo questa canzone, in attesa degli anni ’90, resta per me inutile, fuori tempo massimo.
L’onda del loro successo li portò  fino a San Remo l’Inverno successivo, dove cantarono “Innamoratissimo (tu che fai battere forte il mio cuore)“, una delle 5 apparizioni più bizzarre della storia del Festival, poco sotto quella degli Eiffel 65 (italianissimi, però inspiegabilmente pronunciati “eiffelsistifaiv”, mentre gli irlandesi U2 sono per tutti “u due” e non “iutù”).
Ma è il canto del cigno, i Righeira erano finiti qualche mese prima, e infatti poco dopo l’apparizione al Festival  evaporano.

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L’apparizione/esibizione dei fratelli Righeira al Festival di San Remo del 1986

Mi sono fatto trascinare un po’, test sull’Estate dicevo.

Come può essere un’Estate? Calda come i baci che hai perduto, come cantava Bruno Martino? Allora sei un romantico senza speranze. La tua Estate è costruita su grigliate notturne e birre tiepide?  Sicuramente vivi la vita giorno per giorno è il tuo frigo non è mai vuoto.
Forse è una continua “chercher la femme”, oppure è piena di bagni infiniti, facendo finta di surfare su onde microscopiche, come fossi in California, fino a quando la pelle delle mani non ne può più? Magari l’Estate è consumata tra partite a carte sotto gli ombrelloni, piste per le biglie sul bagnasciuga, ore a catturare granchi per poi lasciarli liberi (perché qualsiasi cosa imprigionata ti fa tristezza, anche da bambino)?
L’Estate era vostra madre che vi dice che è ora di tornare a casa, è la sabbia che da quei sandali non se ne vuole andare?
Oppure semplicemente l’Estate è quella specie di groppo in gola, quando capisci che le giornate si stanno accorciando, che inizia a fare quasi un po’ fresco alla sera, e vedi la spiaggia spopolarsi giorno dopo giorno e i bagnini chiudere gli ombrelloni sempre prima.

Per me l’Estate, ça va sans dire, è esattamente così, come il ritornello della canzone dei Righeira, altro che l’Endless Summer dei The Sandals, il mio è un eterno Settembre di un’Estate che l’anno dopo non si ripeterà, mentre diventi grande tuo malgrado.
Non so se il bicchiere sia mezzo pieno, oppure mezzo vuoto, di certo l’acqua che c’è dentro è quella salata del mare.

E allora, come immaginate la vostra Estate?

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La bellissima locandina del “surf movie” The Endless Summer
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Un commento Aggiungi il tuo

  1. L’estate è quello spiraglio di luce dietro la tapparella la mattina appena sveglio, che ti fa capire che sarà una bella giornata di sole. L’estate è il calore di una mano che ti accarezza il viso, è la risata fragorosa di una donna paffutella, è l’odore del salso sulla pelle, è un amore-odio che rimbalza continuamente tra l’insopportabile umidità veneziana e i suoi cieli stellati.
    L’estate è anche il fastidioso ronzio di zanzare prima dormire, ma basta tapparsi le orecchie per non sentirle più e al massimo si dovrà sopportare il prurito delle loro punture la mattina dopo… ma tanto, prima o poi, passa anche quello.

    Mi piace

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