L’Isola di Jura e il falò più costoso della storia dell’umanità.

“I remember once, one of my children came home from school and said ‘somebody told me in the playground that you once burned a hundred quid – is it true?’

“I said, ‘I wish that was true!’ “

Bill Drummond

 

Quel che restava del falò più costoso della storia

Ho perso soldi una sola volta, e si intende per perdere soldi il non trovare più un certo quantitativo di banconote che pensavi di avere. Sicuramente ho perso molte occasioni per fare soldi, ho preso decisioni sbagliate in tutti gli ambiti, da quelli sportivi a quelli lavorativi, per non parlare di quelli affettivi.

Ma alla fine, che mi ricordi, ho perso materialmente dei soldi una sola volta, ed erano pure in dollari.

Ero ritornato a Los Angeles da circa 3 settimane, non avevo idea di cosa fare di me e navigavo a vista dalle parti del ristorante di mio zio. Da un paio d’anni ci lavorava anche un italiano, unico fra un esercito di messicani. In realtà Massimo, il cameriere si chiamava così, era anche americano, visto che era immigrato con la famiglia da un paesino dell’Irpinia quando aveva 7 anni ed ora, dopo quasi 25 anni, aveva la doppia cittadinanza.

Essendo l’unico italiano non si era integrato con il resto dello staff, perciò quando mi chiese un aiuto per il suo trasloco non mi colse di sorpresa.  Era appena tornato da una crociera dove aveva conosciuto una ragazza, e dopo pochi giorni avevano deciso di andare ad abitare assieme. Massimo aveva poco più di 30 anni, i lineamenti del classico “paisà” ed era un ragazzo tutto sommato a posto, almeno per gli standard dei camerieri. Con un matrimonio fallito alle spalle e due convivenze naufragate, aveva preso questa nuova relazione con un certo distacco. Tra l’altro un paio di anni prima, dopo 2 rate del mutuo saltate,  la banca gli aveva preso l’appartamento che lui ed un suo amico avevano deciso di acquistare, perciò il concetto stesso di casa era piuttosto liquido, e infatti per l’intero trasloco si era limitato a noleggiare un piccolo van.

Il suo vecchio appartamento si trovava in uno dei quei condomini a due piani, a forma di ferro di cavallo, con al centro una specie di giardino in comune. Dei dodici appartamenti, il suo era l’unico non occupato da inquilini armeni, non a caso quella zona di Los Angeles, vicino ad Hollywood, era conosciuta come “Little Armenia”.

In un paio di ore scarse riempimmo il van preso a noleggio, e dopo circa mezz’ora di strada arrivammo al nuovo appartamento dove ci stava aspettando la sua bionda ragazza. Poco dopo pranzo Massimo mi riportò a casa e insistette per regalarmi una quarantina di dollari, in varie banconote, me le infilai nella tasca posteriore dei jeans e saltai giù dal van.  Ecco, forse fu proprio in quel momento che i 40 dollari mi scivolarono dalla tasca, di certo quando, finita la doccia,  mi rimisi i jeans quei soldi non c’erano più e il fatto che me ne ricordi a più di vent’anni di distanza dovrebbe farvi capire quanto ci rimasi male, insomma se ci penso, per citare  Paolo Conte, “Le palle ancor mi girano”.

Bill Drummond agli BRIT Awards del 1992

Il 12 Febbraio 1992, un anno e mezzo prima del trasloco di Massimo, una band/duo dal nome KLF  (Kopyright Liberation Front) vince il premio come miglior gruppo Inglese dell’anno ai BRIT Awards,  a pari merito con i Simply Red. Ma a differenza di quest’ultimi i KLF quella sera si esibiscono sul palco, accompagnati eccezionalmente dagli “Extreme Noise Terror”, una band di death metal. La versione della loro hit “3am Eternal” è devastante e spiazza il pubblico, Bill Drummond, il frontman dei KLF, si presenta con una stampella, vestito di un lungo cappotto di pelle e in kilt. Durante l’ultimo assolo sparisce per ricomparire poco prima della fine armato di mitragliatrice, ed inizia a sparare verso il pubblico, per fortuna a salve.

A termine del pezzo, con la platea disorientata, l’annunciatore Scott Piering avvisa tutti i presenti e i telespettatori che i KLF lasciano il music business.

Per quanto destabilizzanti siano stati quei 4 minuti scarsi sul palco, il piano originale prevedeva un elemento gore, con Bill Drummond che sgozzava una pecora a metà canzone, ma il piano fallì perché gli Extreme Noise Terror si opposero fermamente in quanto tutti i membri erano vegetariani (!?). Questo  però non impedì agli stessi KLF di depositare all’ingresso del salone dove si teneva il party post Awards una pecora morta con un cartello appeso al collo con su scritto: “Sono morta per voi pecorelle- bon appetite”.

Le due “menti” dei KLF: Bill Drummond e Jimmy Cauty

Ma chi diavolo erano i KLF? Nel 1992  duo composto dal frontman Bill Drummond (SudAfricano di nascita ma cresciuto in Scozia) e da Jimmy Cauty erano reduci da 5 anni di successi planetari, con una serie di pezzi dance che mescolavano “sample” di brani famosi con basi elettroniche e rime cantate da loro.

Fin dal loro primo disco del 1987, “What the Fuck is Going On?”, si doveva capire che i due non erano una semplice macchina sforna hits. Diciamo pure che erano due pazzi furiosi, poco attenti alle regole. Il loro primo primo disco conteneva il “sample” di svariati secondi di “Dancing queen”, degli Abba, gli avvocati dei quali non tardarono nel farsi sentire e li obbligarono a distruggere tutte le copie non vendute, i KLF però prima fecero un viaggio della speranza Stoccolma, per portare un disco d’oro a Agnetha Faltskog (la cantante degli Abba), nel tentativo di ammorbidirla, ma non riuscirono a trovarla così consegnarono il regalo ad una prostituta incontrata per strada.

L’anno dopo decisero di produrre un pezzo da primo posto in classifica così, con lo pseudonimo di “The TimeLords”, fecero uscire “Doctorin’ the Tardis”, che ovviamente aveva sample della sigla del Dottor Who e che, altrettanto ovviamente, arrivò al numero uno della classica UK. A questo punto i due, per provare la scientificità del loro operato, pubblicarono un libro intitolato “The Manual (How To Have A Number One The Easy Way)”. Poco dopo, uno sconosciuto duo Austriaco chiamato “Edelweiss”, seguendo le istruzioni del libro, rilasciarono il singolo “Give Me Edelweiss” che riuscì a vendere poco più di due milioni di copie.

I KLF continuarono a sfornare successi di continuo, come se qualsiasi cosa toccassero diventasse oro, fino al BRIT Awards del 1992, quando appunto decisero di scomparire dal business della musica in modo brutale, arrivando addirittura a ritirare dal commercio tutto il loro catalogo, unica fonte di eventuali royalties nel futuro.

I due pazzi però non avevano abbandonato lo show-biz in toto, nel 1993  si trasformarono nella “K Foundation”, il cui primo atto fu quello di creare un premio per il peggior artista dell’anno, utilizzando la lista stilata per il premio Turner (ovvero il miglior artista inglese), e non a caso a vincere entrambe i premi nel 1993 fu la scultrice Rachel Whiteread, che fu “amichevolmente” invitata a ritirare il premio (pare che i due fecero sapere alla vincitrice che se non si fosse presentata le avrebbero dato fuoco) e che perciò oltre alle 20.000 sterline del premio Turner intascò anche i 40.000 della “K Foundation”.

A questo punto, se ancora state leggendo questo post, vi starete chiedendo cosa c’entrano i miei 40 dollari persi nel trasloco di Massimo? Bene, ci stavo arrivando.

Il 23 agosto del 1994 Drummond,  Jimmy Cauty, il loro collaboratore di lunga data Alan “Gimbo” Goodrick e un giornalista di nome Jim Reid atterrano all’aeroporto di Islay e poco dopo salgono su di un traghetto per la remota isola di Jura. Come bagagli hanno dei grandi borsoni di tela neri, si dirigono verso una casa di campagna mezza diroccata, poco prima del tramonto preparano un falò nel giardino di fronte e quando il fuoco inizia a prendere energia i due aprono i borsoni, prendono dei pacchetti di banconote da 50 sterline e li lanciano nel fuoco, mentre una telecamera riprende il tutto.

La casa si campagna nell’isola d Jura

Alla fine le sterline bruciate nel fuoco saranno 1 milione, una cifra simbolica, la provocazione artistica più costosa della storia, cosa volete che siano 40 dollari al confronto?

Da quell’incredibile falò  di tempo ne è passato, nessuno si occupa più dei KLF, tranne che a metà agosto di ogni anno, quando a qualche giornalista viene in mente di intervistare il buon Drummond su quel gesto clamoroso. Ed ogni volta l’artista scozzese regala una risposta diversa, anche perché alla fine, per sua stessa ammissione, nessuna risposta sarebbe sensata.

In compenso, leggendo un’intervista in qualche magazine on line, uno dei maggiori motivi  d’orgoglio di Drummond sta nel fatto che, negli anni ’90, un loro brano fu scelto come inno in Serbia dagli oppositori di Milosevic.
Epilogo

Un paio di giorni prima di lasciare Los Angeles per sempre, me ne stavo seduto su di un barile di olio esausto nel retro del ristorante, cercando di capire cosa avrei fatto al mio ritorno. Arrivò Massimo, si assicurò che fossimo da soli e mi chiese se avessi avuto impegni per il weekend successivo. Gli dissi che sicuramente l’avrei passato a casa, in Italia. Poi ebbi un’intuizione: “Non ti servirà mica una mano per un nuovo trasloco?” Massimo mi guardò con quello sguardo da cumpá che tanto piaceva alle clienti cinquantenni del ristorante e mi disse: “Guagliò, mica  le storie d’amore durano per sempre, o no?”.

 

 

Annunci

Un commento Aggiungi il tuo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...