Pee-wee’s Big Adventure

Pee-wee: Aren’t we gonna see the basement?
Tina: There’s no basement at the Alamo!

Pee-wee’s Big Adventure

Uno dei più grandi poteri dell’industria di Hollywood è indubbiamente la capacità di creare illusioni, e non intendo solamente quelle che si proiettano al cinema, ma anche quelle trascinate fuori dello schermo, come rendere importanti e affascinanti luoghi che in realtà non lo sono affatto, e che nessuno mai si sognerebbe di visitare.

Alamo
Fotografia di Fort Alamo (con riflesso)

Fort Alamo è un rudere di medie proporzioni, nemmeno troppo bello. Si trova a San Antonio, in Texas, e tutti, dico tutti, lo conoscono per la leggendaria omonima battaglia e per David Crockett, che guidò l’esercito americano contro quello messicano, rimediando una delle più sonore sconfitte degli Yankee tra le mura amiche (“amiche” per così dire, visto che all’epoca il Texas era per metà territorio messicano).
Che David Crockett fosse ben diverso dall’eroe visto nei vari film a lui dedicati (interpretato da decine di attori, da John Wayne fino a Johnny Cash) poco importava, probabilmente era un impostore mezzo alcolizzato, ma io me ne stavo in coda come tutti gli altri turisti.

Vicino a me c’era una coppia di fidanzatini, più o meno della mia età, lei era vestita come fosse il 1953, con capelli neri tinti, frangetta, occhiali con montatura nera, rossetto rosso fuoco, unica nota stonata un tatuaggio che sbucava da sotto le maniche corte della camicia. Anche il ragazzo aveva un look piuttosto bizzarro, con gusto retrò ma con piercing e tatuaggi che se adesso si vedono tutti i giorni, all’epoca erano avvistamenti piuttosto rari.

Dopo un po’ che eravamo uno accanto all’altro iniziammo a parlare, scoprii che erano neozelandesi, infatti li capivo a fatica perchè parlavano con un accento che non avevo mai sentito prima, io gli spiegai del mio giro in bus, e quando chiesi quale sarebbe stata la loro prossima tappa, si scambiarono uno sguardo che era tutto un programma e mi dissero con orgoglio che stavano seguendo l’itinerario che Pee-wee Herman aveva coperto nel suo film.

Pee-wee’s Big Adventure era un film che avevo visto anche io, si trattava del primo lungometraggio di un allora sconosciuto Tim Burton. La trama era incentrata sulle peripezie di tale Pee-wee Herman, un personaggio buffo inventato ed interpretato da Paul Reubens, al tempo protagonista di un piccolo show tutto suo sulla HBO.
Era una specie di road movie, con il buon Pee-wee costretto ad attraversare mezzi Stati Uniti alla ricerca della sua preziosissima bicicletta rossa fiammante che gli era stata rubata.
Tra i vari posti visitati c’era anche Fort Alamo, anche se onestamente non mi ricordo esattamente perché.

In breve tempo quella pellicola strampalata e nonsense diventò un cult movie, regalando notorietà a Pee-wee Herman al punto che la CBS offrì a Paul Reubens un contratto faraonico di ben 5 anni per uno show esclusivo sul loro canale.
Il suo look anni ’50, con tanto di completo in stoffa Windsor grigio, papillon rosso, capelli leccati con riga in parte, assieme alla sua figura esile e asessuata, la voce nasale e le espressioni buffe, colpirono l’immaginazione dei bambini e non solo.
Le sue storie improbabili, le sue espressioni infantili, quell’aria naif, un misto tra Tin Tin, Jerry Lewis e Macario, ne fecero un’icona per la TV dei ragazzi e per chi dall’adolescenza proprio non voleva uscire.

Quei due ragazzi neozelandesi erano lo stereotipo dei suoi fan, un po’ naif e un po’ retrò, guardavano agli anni ’50 come l’età dell’innocenza perduta, e a Pee-wee Herman come una specie di profeta.

peewee
Pee-wee sulla sua bicicletta

Gli anni della CBS portarono un successo enorme di pubblico e di soldi, ad un certo punto si poteva trovare la sua immagine e il suo nome su decine di prodotti.
Lentamente però, un po’ come il nuovo costume nero dell’Uomo Ragno aveva quasi annullato Peter Parker, anche il personaggio Pee-wee Herman iniziò ad oscurare l’attore Paul Reubens.

Quando il contratto con la CBS finì, probabilmente per tenere sulle spine il network e per strappare una cifra ancora più alta, Paul Reubens si prese una pausa, e fu in questo periodo che capitò un evento terribile. Nel luglio del 1991, mentre era a Sarasota, in visita ai genitori, fu pizzicato in un cinema a luci rosse, impegnato in una “sessione” di gomito, come fu chiamata dai media statunitensi.
Forse fu l’estremo, inconscio tentativo di ribellione dell’attore contro la sua creatura, che ormai lo controllava, una specie di “”muoia Sansone e tutti i Filistei”; anche le foto segnaletiche rese pubbliche ci mostrano l’immagine di un uomo ben diverso da Pee-wee Herman, proprio a marcare ulteriormente la differenza tra l’attore e il personaggio da lui inventato.

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Foto segnaletica di Paul “Pee-wee Herman” Reubens

Quando la notizia divenne pubblica, il meraviglioso mondo di Pee-wee andò in frantumi, la CBS stracciò ogni bozza di contratto, tutti i prodotti con il suo nome e associati alla sua immagine sparirono dagli scaffali, le porte di Hollywood si chiusero a doppia mandata, Paul Reubens e il suo personaggio divennero materiale radioattivo, al quale nessuno voleva più avvicinarsi.

L’innocenza anni ’50, caratteristica peculiare di Pee Wee Herman, si dissolse con il suo maldestro tentativo di autoerotismo.

Poi iniziò un accanimento mediatico senza precedenti, con perquisizioni a sorpresa, sequestro di materiale pornografico (riviste anni ’60 omo erotiche), che qualcuno disse pedo-pornografico. Solamente nel 2004 la giustizia assolse una volta per tutte il caro Paul, ma nel frattempo la sua carriera era finita. Anche se, negli ultimi anni, Pee-wee Herman è ricomparso nelle TV americane, e presto riavrà uno show tutto suo.

All’epoca, quando lessi la notizia il mio primo pensiero non andò alla sua carriera distrutta, nemmeno al tostissimo padre, Mr Rubenfeld, ex-pilota di aerei nella seconda guerra mondiale e uno degli artefici della nascita dell’aviazione militare israeliana che esordì con la guerra d’indipendenza del 1948, bensì ai due tipi neozelandesi, chissà come presero la notizia, come vissero quei momenti drammatici.

Soprattutto mi chiesi se, nel prossimo viaggio negli USA, avrebbero incluso nel loro itinerario anche quel cinema a luci rosse, perché in fondo anche i personaggi più buffi e teneri, hanno il pisellino.

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