Creare la Storia raccontandola

“Richard Lee calculated that a Bushman child will be carried a distance of 4,900 miles before he begins to walk on his own. Since, during this rhythmic phase, he will be forever naming the contents of his territory, it is impossible he will not become a poet.”

Bruce Chatwin, The Songlines

Mi ricordo di quel trafiletto letto su di un quotidiano, parlava di un ragazzo trovato senza vita in un autobus abbandonato in Alaska, a pochi metri dalla strada principale, morto di stenti a causa di una gamba rotta (particolari che poi non risultarono completamente veri).

Quella piccola notizia mi colpì molto, innanzitutto perché quel ragazzo si chiamava come il mio amico di Vancouver (che è quasi Alaska vista da qui) e perché aveva più o meno la mia età. La sua vicenda poteva finire così, con quelle righe sul giornale, ma Christopher McCandless aveva tenuto un diario di quei suoi mesi da vagabondo, documentando il suo viaggio anche con delle fotografie che furono trovate impresse nella pellicola ancora all’interno della sua reflex. In qualche modo aveva fatto una cronaca del suo viaggio, rendendola immortale, perché nessuna storia, nessuna impresa sopravvive se non viene raccontata.

Christopher McCandless in Alaska

Forse questo è il motivo inconscio che spinge a scrivere, la ricerca dell’immortalità, almeno su carta. Come il dio degli aborigeni descritto da Bruce Chatwin ne “La via dei canti”, che racconta attraversando l’Australia per creare le cose (in fin dei conti anche il Vangelo di Giovanni comincia con “In principio era il Verbo”). Anche noi sentiamo la necessità di scrivere, di raccontare le cose che ci accadono per non farle andare via, per trattenerle per sempre sulla carta.

Su Diego Armando Maradona ha scritto chiunque, a favore o contro, l’unica conclusione alla quale tutti sono arrivati è che il Pibe de Oro non è una persona comune. Forse ci saranno calciatori migliori di lui, che vinceranno di più, guadagneranno di più, faranno più gol, ma nessuno sarà Maradona, tutto qui.

Nessuno sfiderà un intero stadio che lo fischia, guardando negli occhi il pubblico a e sibilando “Hijos de puta” come fece lui nella finale dei mondiali in Italia, e neppure nella sconfitta, quando le lacrime gli rigarono la faccia, e le telecamere lo ripresero finalmente umano, non più divinità, il suo sguardo cambiò.

Oppure quando infarcito di cocaina a torso nudo, si lasciò fotografare mentre esultava per il suo Boca alla Bombonera, restò sempre una spanna sopra gli uomini, e una spanna sotto le divinità.

Diego Armando Maradona a “La Bombonera” durante una partita del Boca Junior.

Tutti concordano che la sua impresa sportiva più grande fu il gol che rifilò agli inglesi ai mondiali del 1986 (a scanso di equivoci si tratta del secondo, già descritto in questo post), da qualche anno però è stato finalmente riconosciuto il contributo che Hugo Morales, all’epoca un giornalista di nemmeno 40 anni, diede a quel capolavoro. Con una telecronaca (la telecronaca del secolo) di nemmeno un minuto scolpì le movenze di Maradona nel marmo della storia, creando una colonna di Traiano fatta di parole.

Morales, uruguagio di nascita ma argentino di adozione,  ha una faccia da attore hollywoodiano anni ’50, e nonostante abbia scritto libri, dato la voce a centinaia di partite per tutti resterà quel pazzo che urlava “aquilone cosmico” e che tratteneva a stento le lacrime di gioia.

Ho smesso di vedere le partite in TV da anni, ormai preferisco la radio, per questo in questo video non trovate il gol di Maradona, ma una sua trasposizione artistica ad accompagnare la telecronaca del secolo.
Perdete anche voi un minuto, alzate il volume del vostro smartphone e fatevi raccontare la Storia dalla voce di Hugo Morales.

 

“…la va a tocar para Diego, ahi la tiene Maradona, lo marcan dos, pisa la pelota Maradona, arranca por la derecha el genio del futbol mundial, y deja el tercero y va a tocar para Burruchaga… Siempre Maradona! Genio! Genio! Genio! ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta… y Goooooool… Gooooool… Quiero llorar! Dios santo! Viva el futbol! Golazo! Diego! Maradona! Es para llorar perdonenme… Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos… barrilete cosmico… de que planeta viniste? Para dejar en el camino tanto ingles, para que el pais sea un puno apretado, gritando por Argentina…. Argentina 2 – Inglaterra 0… Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona… Gracias dios, por el futbol, por Maradona, por estas lagrimas, por este Argentina 2 – Inglaterra 0… ”

“…la passa a Maradona, ora Maradona col pallone, lo marcano in due, Maradona tocca la palla, si dirige sulla destra il genio del calcio mondiale, e supera il terzo e forse la passa a Burruchaga… Sempre Maradona! Genio! Genio! Genio! ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta… GOOOOL! GOOOOL! Voglio piangere! Mamma mia! Che gol meraviglioso! Diego! Maradona! Sto piangendo, perdonatemi… Maradona, in una corsa memorabile, nella giocata più bella di tutti i tempi… aquilone cosmico… da quale pianeta sei venuto? Per lasciare sul posto tanti inglesi, perché ora tutta una nazione sia un pugno stretto, sta gridando per l’Argentina… Argentina 2 – Inghilterra 0… Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona… Grazie, Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2 – Inghilterra 0….”

Hugo Morales
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