Shipbuilding

¡Quiero llorar! ¡Dios santo, viva el fútbol, golaaaazo! ¡Diegoooool!!! Maradona! Es para llorar, perdónenme. Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos, barrilete cósmico, ¿de qué planeta viniste para dejar en el camino a tanto inglés?

Victor Hugo Morales, commentando il secondo gol di Diego Maradona in Argentina – Inghilterra, Mondiali 1986

Ognuno di noi ha avuto un amico fissato con le compilation, che per anni ha insistito nel farci ascoltare ogni “sua” nuova scoperta musicale, tormentandoci prima con dei “mixtape”, poi con dei “cd mix”, per arrendersi alla fine davanti all’iPod e a Spotify.

Se nessuno vi ha mai infastidito con questa ossessione, probabilmente quell’amico siete voi.

Io negli anni ho prodotto decine di “mix”, che ho distribuito ad amici nuovi e vecchi (alcuni rimasti tali anche dopo l’ascolto), spesso vestendo il cd con parole e copertine personalizzate, ma nessuno incolpi me per il crollo dell’industria discografica, anzi, credo che le mie compilation abbiano alla fine spinto alcuni dei miei amici a comperare dischi che altrimenti avrebbero ignorato.

La creazione di una compilation è una scienza quasi esatta, che si affina con il tempo. Di norma un cd mix può contenere al massimo 2 brani strumentali, uno da mettere all’inizio, per scaldare i motori, l’altro da mettere alla fine, per un uscita delicata.
Si possono mettere anche dei brevi stacchi parlati, magari a separare canzoni che difficilmente si potrebbero accostare, non più di 3 secondi di audio, chessò, una frase da Pulp Fiction, uno “tze tze” di Bombolo.
Le canzoni ovviamente vanno soppesate, scelte con cautela, difficilmente c’è una canzone che può essere infilata in tutte le compilation.
Nella mia esperienza pluriennale canzoni del genere non ne ho mai trovate, quella che più si avvicina è “Shipbuilding” di Elvis Costello (che per l’occasione si limita a scriverne “solamente” il testo).

elvis shipbuilding
Un Elvis Costello dandy

La canzone è del 1982, scritta durante il conflitto Anglo-Argentino delle Falkland/Malvinas, Costello non racconta “la guerra”, ma la speranza amara dei lavoratori dei cantieri inglesi che aspettano nuove commesse per costruire navi a sostituire quelle che il conflitto necessariamente affonderà, assieme a ragazzi soldati, probabilmente figli di quel proletariato che la Thatcher e la sua politica stava annientando.

Quando iniziò la guerra, Luca, il mio amico universitario che spacciava per storie vere le avventure dello Zanardi di Andrea Pazienza, mi disse che non capiva come si potesse litigare per quattro scogli coperti di guano. In realtà la guerra era l’ultima carta del regime Argentino per distrarre il proprio popolo dalla crisi economica sociale che il loro governo aveva causato, la Thatcher d’altro canto non poteva augurarsi un’occasione migliore per poter mostrare i muscoli, per alimentare un po’ di orgoglio imperialista, alle prese anche lei con un popolo insofferente alla sua politica.

Io onestamente tifavo più per gli Argentini, ma in entrambe i casi sarei stato felice, una vittoria Inglese avrebbe sicuramente spazzato via il regime di quei generali assassini, mentre una sconfitta della Thatcher probabilmente avrebbe fermato la sua aggressione al proletariato Inglese.

Andò finire che l’Inghilterra chiuse la pratica Falkland in un paio di mesi, umiliando quei generali fascisti, che dopo aver prodotto oltre 30.000 desaparecidos in meno di 10 anni, avevano ingannato la propria nazione mandando al massacro un esercito di ragazzi, probabilmente sapendo già che quella guerra non potevano vincerla. Così la Thatcher ebbe carta bianca per spazzare via la classe operaia Inglese, mentre il regime Argentino accelerò in modo definitivo il suo declino.

Giovani soldati argentini prigionieri, alla fine saranno oltre 10.000

L’Argentina servì il piatto freddo della vendetta 4 anni dopo, ai mondiali di calcio in Messico, quando le due nazionali si incrociarono ai quarti di finale. In quell’Argentina giocava un fenomeno che di nome faceva Diego Armando (ma l’intera squadra era superba), durante tutto il primo tempo i difensori Inglesi riempirono di calci e colpi proibiti Maradona, il quale incredibilmente non solo uscì dal campo con le proprie gambe, ma rimase calmo, senza reagire a quelle provocazioni.

Nel secondo tempo il numero 10 della Blanco Celeste regalò agli Argentini e a tutto il mondo due capolavori, due opere immortali che rappresentano la quintessenza dell’arte calcistica di Maradona. Il primo gol, frutto di un colpo di genio, e di mano, che Maradona, con la solita modestia chiamò “Mano de Dios” e che l’arbitro non vide, il secondo gol, immaginato dopo una corsa di oltre 60 metri in 10 secondi, saltando 6 avversari e toccando la palla 12 volte, sempre e solamente con il piede sinistro, raccontata in diretta da un tarantolato cronista argentino/uruguaiano, Victor Hugo Morales, cronaca che di per se è un capolavoro.

Ma sto divagando, più del solito, “Shipbuilding” non è solamente una canzone contro la guerra delle Falklan/Malvinas, o contro la Guerra in generale.
Ha una melodia dolce, sulla quale Costello canta con la sua solita voce esile la sua poesia, ad un certo punto si sente il suono di una tromba, è quella di Chet Baker, che davvero da solo vale un paio di giorni di vita. Costello stesso apprezza così tanto queste note pennellate dalla tromba di Chet, che per ringraziarlo (leggenda vuole) gli regala “Almost Blue”, altro capolavoro che compare anche nel film “Let’s get lost“.

Il vero segreto di questa canzone però non è il messaggio contro la guerra, non è nemmeno la melodia né la tromba di Chet Baker, ma è una frase che si ripete due volte, a metà della canzone e alla fine, una frase che se ascoltata (non solamente sentita) può “cambiare” la vita (aspettando che venga copiata+incollata da Fabio Volo).
La frase è “Diving for dear life/When we could be diving for pearls”, che io ho sempre inteso come invito a non immergersi (nella vita) per sopravvivere, a non sprecare la vita, ma immergersi per cercare perle, la bellezza che ci circonda.
La bellezza ovunque, in una canzone, in un libro, nel sorriso di una passante, negli occhi grigi di un angelo biondo che ritrovi dopo quasi vent’anni, la poesia di un cielo stellato, di un bicchiere di Porto, di un viso invecchiato con grazia.

Se poi riuscite a trovare la bellezza anche in coda alle Poste mentre cercate di pagare una bolletta scaduta da due settimane, chiamatemi, ne possiamo parlare.

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