14 canzoni per l’Estate (più 2)

Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
Con l’idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare.
Com’è che non riesci più a volare.

 

Canzone per l’Estate – Fabrizio de Andrè
Un sobrio Screamin’ Jay Hawking

Mia figlia alza gli occhi al cielo, ha visto che mi sto avvicinando allo stereo con in mano un CD ancora avvolto dal cellophane: “Sarà mica la tua solita musica da depressi!?”.

Chi? Micah P. Hinson? Il ragazzo texano, ex homeless, tutto corda e sapone? Come darle torto, ma quella è la musica che ho sempre ascoltato, a prescidere da quello che mi succedeva attorno. E poi questo disco (per la precisione “Micah P. Hinson At The British Broadcasting Corporation”, 36 minuti di incisioni live acustiche m e r a v i g l i o s i), per quanto non proprio solare è un piccolo gioiello, l’ennesimo di un artista inspiegabilmente semi sconosciuto.

Credo che abbia ragione lei però, questi ultimi mesi non sono stati facili per lei, e neanche per me. Sua madre se ne è andata per sempre proprio il giorno della festa della mamma, capisco il suo dolore, la difficoltà a pensare che ci saranno ancora sorrisi nella sua vita. E forse 36 minuti del buon Micah sono davvero troppi per lei.

Pochi giorni dopo la scomparsa di mia madre (avevo circa l’età di mia figlia oggi) non riuscivo ad immaginarmi a ridere di nuovo, il mondo era diventato un luogo scuro e freddo. Ero con mia sorella, intenti a ricomporre un puzzle di Mordillo (a pensarci adesso, quale miglior metafora di un puzzle per cercare di mettere a posto una vita esplosa in mille pezzi?) quando vennero a trovarmi dei miei compagni di classe. Era l’ultimo anno di scuola e il 31 dicembre era alle porte, mi avevano “obbligato” a partecipare ad una festa di capodanno (probabilmente l’ultimo che avremmo passato assieme), non mi avevano lasciato solo. Come dei bravi soldati romani avevano erto i loro scudi su di me, salvandomi da quel buio e dal quel freddo che oramai mi aveva circondato. Non so se leggeranno questo post, ma quel gesto in apparenza semplice, rimise in moto la mia vita.

Per questo capisco mia figlia, la sua allergia alla mia musica, ma siccome l’estate oramai è iniziata ho deciso di deliziare i numerosi lettori di questo blog con una nuova playlist, questa volte dedicata alla più calda delle stagioni, l’Estate. Ho provato a mettere dei pezzi che non siano troppo “blue”, ma già parto da una base di tristezza discreta (ricordo ai più disattenti che sono interista), dopo queste settimane difficili fatte di lutti, sparizioni improvvise, futuro incerto e delusioni d’amore (ve l’ho già detto che la mia ragazza mi ha lasciato perché “ti amo ma sto andando in un’altra direzione”? Che poi sarebbe bastato prendermi per mano ed andarci assieme, in quella direzione) il mio morale non è alle stelle.

In ogni caso, buona lettura e buon ascolto. Qui trovate il link per Spotify, che non essendo dio, non ha due delle canzoni che avevo selezionato, (ho messo il link su YouTube, per ascoltarle basta cliccare sul titolo in grassetto/sottolineato.)

Ascolta la Playlist.

Estate – Bruno Martino

Scoperto, in ritardo, grazie ad un live di Vinicio Capossela, “Estate” è in realtà uno degli standard più famosi nel jazz, suonato anche da sua maestà Chet Baker. Ma è la versione da piano-bar (con tanto di applausi finti) di Bruno Martino che a mio avviso ne cattura davvero lo spirito. Iniziare una playlist sull’estate con un testo del tipo “Tornerà un altro inverno / Cadranno mille petali di rose La neve coprirà tutte le cose /E forse un po’ di pace tornerà”, non è proprio la partenza che molti si potrebbero aspettare, ma questo è il mio blog, e faccio quello che voglio :).

Per chi, quest’estate, finirà per innamorarsi di un amore maledetto.

Voilà l’ete – Les Negresses Vertes

Come mi capita spesso, in un momento di crisi di astinenza dalle band più amate (come “Les Negresses Vertes”), mi sono messo a setacciare on line le varie pubblicazioni più o meno secondarie. Mi sono perciò imbattuto in questa versione acustica/clubbing (qualsiasi cosa voglia dire). Un inno all’estate come solamente quegli strampalate dei Negresses poteva concepire, ma su una cosa non posso che concordare, d’estate davvero “Les filles sont belles / Et les dieux sont ravis”.

Ovunque tu sia, caro amico Helno, che tu possa passare una splendida estate.

Canzone per l’estate – Fabrizio de Andrè

Terza e ultima canzona con la parla “estate” nel titolo.  Ci ho riflettuto un po’ prima di inserirla (diciamo fra i 12 e i 15 secondi) ma davvero pensate che non avrei infilato una canzone del maestro? A dire il vero ha poco a che fare con l’estate (a parte il titolo) , si tratta di una specie di canzone di resa nei confronti della vita, scritta assieme ad un giovanissimo De Gregori, davanti alle bollette, agli occhiali da cambiare, alla “vita normale” il vero, unico rischio, è quello di non riuscire più a volare.

Ma almeno d’estate, sarebbe giusto provarci.

Doomsday – Elvis Perkins

Va bene, parliamo di sfortuna, materia sulla quale modestamente ho una certa preparazione. Elvis Perkins è un cantante “folk” di seconda/terza fascia, poco conosciuto anche in patria (ndr USA), il primo dei suoi 3 dischi (per adesso) è uscito nel 2007 quando Elvis aveva già 31 anni. Ha parentele illustri: il padre, l’attore Anthony Perkins (Psycho), che morì nel 1992 a causa dell”AIDS, e la madre, Berry Berenson, fotografa di moda, discendente di Schiapparelli (il tipo che ha scoperto i “fiumi” su Marte) che l’11 settembre 2001 si trovava sul volo AA11 che si disintegrò sulle torri gemelle di New York, parlando di sfortuna.  Questa canzone è tra le sue più allegre, quasi una marcetta da cantare allo stadio.

Dedicato a chi non ha paura del “Doomsday”.

Elvis Perkins (a sinistra) con il fratello Oz e il padre Carl

Matador – Los Fabulosos Cadillacs

Matador è di gran lunga la canzone più famosa di questo collettivo argentino, un successo vecchio più di 20 anni, che all’epoca venne trasmesso in heavy rotation da qualsiasi radio. Al solito fu scambiato per la classica hit “spagnola”, ma in realtà il testo è un po’ meno spensierato dei tormentoni estivi, per questo iniziai a seguirli. Qualche anno dopo, nell’agenzia viaggi nella quale lavoravo, si presentò un tipo argentino che mi ricordava tantissimo Vicentico, il front man de “Los Fabulosos Cadillacs”, ovviamente di origini italiane anche lui. Stava cercando un volo per Buenos Aires, quando tornò per acquistare il biglietto eravamo soli in ufficio, allora con gli occhi quasi lucidi mi raccontò che DOVEVA tornare in Argentina perché l’amore della sua vita lo stava aspettando, però era un amore maledetto, contrastato dalla famiglia, perché la sua novia era anche sua cugina.  Mi giurò che quello era il suo vero amore, e che non poteva vivere senza di lei. Gli sorrisi, e gli dissi che tutto sarebbe andato bene, mentre da qualche parte nella mia testa fischiettavo le note di “Matador”.

A tutti gli amori impossibili.

Vicentico, il frontman de Los Fabulosos cadillacs

I’am on fire – Johnny Cash

Scovata nell’album del 2000 Badlands: A Tribute to Bruce Springsteen’s Nebraska, (rifacimento dell’album capolavoro del Boss da parte di vari artisti) a me arrivato nella versione del buon Tim (il mio amico greco/australiano pusher di CD dalle copertine artistiche), questa magnifica versione vale da sola il prezzo del biglietto. Non me ne vogliano gli amanti di Springsteen, ma niente può battere Johnny Casa con una chitarra in mano. Poi quel “humm humm” a riempire gli spazi vuoti della canzone dovrebbe essere semplicemente patrimonio dell’umanità.

Per chi, quest’estate, si troverà a bruciare d’amore.

From a logical point of you – Robert Mitchum

Ma quanto era cool Robert Mitchum? Una faccia da sberle ed un talento vero. Ho scoperto il suo passato da cantante un giorno a Lisbona quando , come di solito capita nei miei viaggi, mi trovavo in un negozio di musica. In questo caso il negozio era poco più di 10 metri quadrati, con una specie di DJ/commesso che mixava al banco, nella sezione “vintage” mi ritrovo fra le mani un CD con la copertina sul rosso, Robert Mitchum (all’epoca quarantenne) con la faccia da super marpione e, sullo sfondo, una modella. Lo compero a scatola chiusa per scoprire, una volta arrivato a casa, che si trattava davvero di un disco di Calypso, genere del quale il buon Robert si era invaghito a metà anni ’50. E cosa c’è di più estivo del Calypso?

Dedicato a chi si innamorerà di un partner più brutto.

Copertina (straordinaria) di Calypso- is like so… di Robert Mitchum

I put a spell on you – Screamin’ Jay Hawking

Mystery Train è, credo, il primo e ultimo film a colori di Jim Jarmush. Un film ad episodi tutto ambientato a Memphis, che in qualche modo si intrecciano con le divinità musicali di quella città. Difficile dire quale sia il più bello. In quel film fa una comparsata piuttosto importante anche Screamin’ Jay Hawking, fino ad allora a me sconosciuto. Il tipo, scomparso nel 2000, era un pazzo scatenato, un performer fuori controllo che ha vissuto gran parte della sua carriera in tournée nei posti più disparati e fare figli (33 quelli riconosciuti). Questa è la sua canzone più famosa, molti dicono che la versione migliore sia quella di Nina Simone, ma, con un po’ di senso di colpa, io preferisco questa.

Per chi quest’estate, userà anche la magia per conquistare,

Bukowski – Modest Mouse

Non mi ricordo come mi sono imbattuto in questa band, forse devo aver letto qualcosa in giro. In attività dagli anni ’90 non sono stati mai molto produttivi, per un buon periodo hanno pure avuto John Marr (ndr chitarrista e compositore degli Smiths), nella loro formazione. Questo pezzo viene dal loro disco di maggior successo  (Good News for People Who Love Bad News ) e scomoda niente popò di meno che la buon anima di Bukowski. Non propriamente estiva come canzone, ma che ci volete fare?

Perfetta per chi passerà le notti estive a bere birra in lattina del Lidl, sapendo di aver fatto la scelta migliore.

Sunday Smile – Beirut

Anni fa mi ero innamorato di un angelo biondo dagli occhi verdi, per le prime due, tre settimane sembrava che il paradiso mi avesse bussato alla porta. Avevo la sensazione di aver finalmente  vinto la lotteria. Ma quando mi disse che questo Beirut non le piaceva affatto, che cantava come fosse un ubriaco, avrei dovuto capire che tutto stava per naufragare. Inutile che vi dica come è andato a finire. Io resto sempre dell’opinione che questo sia un gran bel prezzo, e che non ci sia nulla di più rilassante di un “sunday smile”.

Per chi, in questi mesi, cercherà di indossare tutti i giorni un “sunday smile”.

Zach Condon, mente dei Beirut, con il suo corno.

La femme fetal – Digable Planets

Due dischi ad inizio anni ’90, poi nulla più. Nessuna reunion, concerto commemorativo. Ma è giusto così, questi due album erano dei capolavori, e se non puoi fare di meglio è preferibile fermarsi e passare ad altro. Testi super ricercati, pieni di citazioni così come la musica, li feci conoscere ad una coppia di miei amici californiani (che all’epoca si erano trasferiti a Brooklyn, dei veri hipster ancor prima che gli hipster fossero inventati) che ne furono entusiasti. Non ho una scusa vera e propria per metterli un questa playlist, se non il fatto che il brano inizia con “It was 8:49 on a beautiful 9th day of July“.

Per chi quest’estate voglia davvero essere super hype.

I wanna be adored – The Stone Roses

Un video dai colori psichedelici per un pezzo straordinario. Quando esordirono, “The Stone Roses” erano la band del futuro, l’orgoglio di Manchester (ben prima degli Oasis), la loro desolante fine, dovuta problemi di diritti musicali, non ha intaccato la loro aura mitologica, al punto che anche adesso sono la band preferita dai manchuriani (nella serie culto Shameless, originalmente ambientata a Manchester, The Stone Roses compaiono su poster e t-shirt).  Alla fine la band è ritornata, ma come cristallizzata nel tempo, e sicuramente non ha avuto il successo che si meritava. Le movenze di Ian Brown, il frontman con la faccia da scugnizzo, restano inimitabili anche se semplici. Questa canzone rappresenta la quintessenza della band, con la batteria che si fa spazio dopo lunghi secondi di silenzio e il basso che ti impedisce di stare fermo.

Per tutti quelli che nell’estate, e nella vita, vogliono solamente di essere adorati.

Non mi innamoro più – Catherine Spaak / Johnny Dorelli

Burt Bacharach è il più grande compositore di easy listening di sempre, le sue canzoni sono semplicemente perfette, scivolano senza intoppi e, anche senza volerlo, ti ritrovi a fischiettarne il ritornello ad ore di distanza. Johnny Dorelli è la cosa più vicina a Frank Sinatra che abbiamo mai avuto in Italia, ha fatto di tutto nello spettacolo, forse per questo non è diventato un vero cantante cult, come avrebbe meritato. Il compositore americano e il cantante italiano si incrociarono poche volte, ma dire che di Johnny sembrava fatta apposta per le melodie di Bart sarebbe riduttivo. In questa canzone in realtà la vera protagonista è Catherine Spaak, con la quale Dorelli ebbe anche una lunga storia d’amore. La Spaak in questo video è bellissima, e canta e suona niente male, per capire quanto semplici fossero le melodie di Bacharach. Poi quando arriva lui, Johnny, il tempo si ferma e la sua voce ti fa dimenticare quanto sia gnocca la sua compagna belga.

Dedicata a chi, a breve, finirà per innamorarsi perdutamente.

Inaudible Melodies – Jack Johnson

Da grande vorrei essere Jack Johnson: nato alle Hawaii, figlio di un surfista professionista, a sua volta surfista pro, fino quanto un incidente durante una gara quasi lo uccide. A quel punto decide di seguire le sue passioni artistiche, si laurea cinematografia in California e passa a filmare i surfisti. Non pago continua a suonare la chitarra fino a mettere in fila tutta una serie di canzoni di successo. Ecologista convinto, gira il mondo quando e come vuole, mentre finisce sempre per tornare nelle sue Hawaii. Ho scelto questa canzone perché non c’è niente di più estivo del surf (che poi non è nemmeno così), ma anche perché lo stesso Jack ha detto che il ritornello (slow down etc etc) viene da una  storia che aveva sentito da bambino, cioè dalle lamentele rivolte da un regista a Bruce Lee, che si muoveva così in fretta da non poter essere ripreso. Non so se sia vero, ma è un aneddoto troppo “da poltronauta” per non essere citato.

A tutti quelli che questa estate passeranno almeno una serata seduti davanti ad un falò, con qualcuno a strimpellare le canzoni di Jack Johnson.

Scrambler – The Sandals

Eccoci alla fine, che come ogni playlist deve culminare con un brano solo strumentale. E dopo Jack Johnson come non mettere la surf band per antonomasia, The Sandals? Una band meteora californiana che in pieni anni ’60 creò il soundtrack perfetto per tutti i surfisti. Questo pezzo fa parte del loro lavoro più celebre, la colonna sonora del documentario “The endless Summer”, già citato in questo blog per la meravigliosa copertina. Brano straordinario, ti viene voglia di teletrasportarti nelle spiagge californiane nel 1963. Poi non so voi, ma a me sembra di sentire lo scarico di un motorino all’inzio.

Pensata per chi davvero l’estate non vorrebbe finisse mai.

Locandina, meravigliosa, del documentario “The Endless Summer”

Million light years – Micah P. Hinson

In teoria, come spiegato più volte, una playlist dovrebbe finire con un brano strumentale, ma in questo caso ho pensato a tutti quelli che, letta l’introduzione, avrebbero voluto sentire un pezzo di Micah P. Hinson. Ed eccolo qui, l’ennesimo capolavoro semi-sconosciuto di quello stravagante di Micah. Giustamente una canzone tristissima, su di un amore perduto e lontano, nello spazio e nel tempo.

Da usare con cautela a Novembre, quand l’Estate sembrerà un lontano ricordo.

Micah P. Hinson, con microfono e sigaretta
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2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vincenzo ha detto:

    Robert Mitchum che canta calypso?😱😱 Pensavo di averle viste tutte, e invece c’è sempre da imparare…

    Piace a 1 persona

    1. Il Poltronauta ha detto:

      Ahahahah, ed è pure un bravo cantante! 🙂

      Piace a 1 persona

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