Cane di paglia

Vivo in guerra per morire in pace
È la sola regola per chi sta qua
Quando un cane di paglia brucia di rabbia
Esplode tutta la città

Cane Di Paglia – One Mic

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David Sumner/ Dustin Hoffman s’incazza ed abbraccia un fucile

 

Uno dei tanti paradossi di Venezia riguarda il cinema, nonostante ospiti uno dei più antichi festival del cinema del mondo (una volta anche tra i più prestigiosi) le sale cinematografiche cittadine hanno corso il reale rischio di estinguersi.

A tenere in piedi un’attività tanto dispendiosa in termini di metri quadri, in una città lentamente trasformata in un gigantesco “mole”, è stata la pubblica amministrazione, cioè le varie giunte rette da faccendieri comunisti, che hanno restaurato e infine restituito alla cittadinanza tre cinema ( due a Venezia è uno al Lido).

A metà anni novanta, quando le sale cinematografiche di Venezia iniziarono a cadere come tessere di domino, gli illuminati imprenditori veneziani, discendenti da generazioni di mercanti e mecenati, dimostrarono di essere nani su spalle dei giganti, e volsero lo sguardo altrove, tutti presi a lamentarsi del declino della città e della qualità (intesa come portafoglio) dei suoi visitatori.

Come già saprà il ristretto manipolo dei lettori di questo blog, grazie alla mia passione per la settima arte, sono riuscito a vedere film in gran parte dei cinema veneziani. Due su tutte le sale alle quali ero più affezionato, il cinema Accademia, e il cinema Olimpia.

In realtà i due cinema erano gemellati, nel senso che avevano la stessa gestione, io, a forza di assidue frequentazioni, finii per fare amicizia con un paio di ragazzi che si alternavano alla biglietteria. Erano due tipi poco più grandi di me, molto colti e non proprio dei “tombeurs des femmes”.

Assieme ad altri personaggi di spessore simile portavano avanti una delle tradizioni più tristi che abbia mai visto, ogni 31 dicembre raggiungevano il ragazzo di turno al cinema Olimpia, poi alla fine della proiezione dell’ultimo spettacolo, aspettavano la mezzanotte tra le poltrone della sala ormai vuota, per brindare con una bottiglia di prosecco.

Erano tutti cinefili colti, appassionati dei discorsi fuori sincrono con i quali Enrico Ghezzi farciva i minuti morti del suo “Fuori Orario”, ma in fondo avrebbero bruciato la pellicola originale di “Zabrinski point” pur di vedere Maurizo Merli nel sequel del primo “Mannaja”. Credo che proprio per questo, uno dei tipi, non mi ricordo chi, se ne era venuto fuori con un sistema di classificazione che il gruppo di amici applicava esclusivamente ai film d’azione: D, DD e DDD.

Il “D” stava per “daghe” (cioè il romanesco daje), sibilato a denti stretti quando l’eroe del film iniziava a menare le mani (diciamo la classica situazione del primo tempo di un qualsiasi film di Bruce Lee).

Il “DD”, ovvero Daghe Dio, veniva invece esclamato con più energia, quando il paladino del film iniziava ad alzare la testa dopo aver subito qualche piccola angheria (diciamo la situazione che spesso si vedeva nel secondo tempo dei film di Bruce Lee).

Infine c’era il “DDD”, ovvero l’urlo non più trattenuto di Daghe Dio Daghe!, a volte accompagnato da entrambe le mani appoggiate ai braccioli della poltrona e con il corpo proteso verso lo schermo. Rarissimamente tra la seconda è la terza “D” si aggiungeva una “C”, per “can” (sempre in Veneto, non in inglese), però essendo i componenti del gruppo tutti di formazione cattolica si trattava di situazioni estremamente rare.

Anche il “DDD” semplice, per una convenzione non scritta, veniva usato con una certa parsimonia. I film degni di un pieno “DDD” si potevano contare sulle dita di una mano, e comunque prima di ottenere tale certificato erano sottoposti ad attente analisi e a veti incrociati.

Personalmente non ho mai partecipato ai loro cineforum, ma per me l’unico film degno delle tre “D”, incluse le mani sui braccioli, è “Cane di paglia”.

Il film, il cui titolo originale era “Straw dogs”, cioè “Cani di paglia”, inizia con una frase apocrifa di Mao Tse-Tung, qualcosa tipo “Alcune persone trattano gli altri come fossero cani di paglia, ma a volte anche la paglia si incendia”. Non ho trovato nessuna conferma che una frase del genere sia davvero di Mao, ma all’epoca al grande timoniere cinese venivano attribuite decine di citazioni, spesso infondate, un po’ come fa adesso il “popolo della rete” con le buon anime di Sandro Pertini e Mark Twain. A dire il vero la paternità della frase data a Mao è plausibile, visto che l’immagine retorica del “cane di paglia” è ben radicata nella cultura cinese, sostanzialmente sono figure destinate al sacrificio, ma che vanno sempre trattate con un certo rispetto, perché un po’ si possono incazzare, come dice il filosofo cinese padre del Taoismo Lao Tzu: “Heaven and Earth ade ruthless and treat the myriad creatures as straw dogs” (Non so voi, ma io a questo punto non ci sto capendo più nulla).

 

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Una giovane e balneare Susan George in compagnia di un’altra bellezza di nome George (Best).

Gli interpreti del film sono un giovane Dustin Hoffman, che interpreta un mansueto professorino di matematica, e una giovanissima, bellissima, Susan George , nella parte della moglie sexy, la regia è di un ispirato Sam Peckinpah, nel pieno della sua vita artistica e ancora non rovinato dell’alcol e dalle droghe.

Per chi non l’avesse ancora visto, il film racconta di questa coppia che va in vacanza nella casa d’origine della moglie, in un paesino sperduto dell’Inghilterra. I bulli della zona, tra i quali l’ex fidanzatino di Susan George, iniziano a farsi gioco del professore, lo insultano, fanno delle pesanti allusioni nei confronti della moglie e arrivano addirittura a violentarla.

Non sei nemmeno a metà film che inizia a salirti la rabbia, speri che il giovane Dustin alzi la testa, si ribelli, si difenda. Ti ritrovi a dire a denti stretti “Daghe”‘ e poi “Daghe Dio”, ad un certo punto i teppisti esagerano e provano ad entrare nella casa del professore e allora lui “sbrocca” e si incazza come solamente un uomo tranquillo può fare, tu finalmente urli “Daghe, Dio, Daghe!”, con le mani appoggiate sui braccioli della poltrona e vuoi bene a quell’uomo. I bulli diventano il tuo vicino che puntualmente lascia l’immondizia per strada dopo che lo spazzino è passato, il solito furbo che ti taglia la coda al supermercato, il commerciante al quale devi chiedere lo scontrino almeno un paio di volte, l’abusivo che ti vende i bastoncini per i selfie e lo scontrino non sa nemmeno cosa sia.

Alla fine il professore diventa una bestia, un cane di paglia che si incendia, e fa fuori tutti gli aggressori, neanche fosse Maurizio Merli, e quando partono i titoli di coda ti senti soddisfatto.

Inutile dirlo, ma quei due cinema sono mai chiusi da anni, i capodanni più tristi del mondo non si fanno più da un bel po’, a pensarci adesso non erano poi così male.

Ora il Cinema Olimpia è un “elegante” teatro per turisti, mentre di recente il Cinema Accademia ha dato segni di vita, nel senso che dopo anni di chiusura, i proprietari, la famiglia Guetta Finzi, hanno iniziato a restaurarlo. Non ho idea di come rinascerà, forse diventerà boutique di lusso, o forse un ristorante con la pasta e fagioli a 40 euro al piatto

In ogni caso Dustin, se leggi il post, potrebbe servirmi il tuo aiuto.

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Il giovane Dustin Hoffman sandalato.

 

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