Io mammate e tu

“Michelangelo, telefono per tu!”
“E chi è?”
“È Carlito”

Io mammate e tu – Karl Zéro and Eric Laugérias

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Copertina del disco “Songs for cabrioles etc etc”.

Qualche giorno fa l’azienda per la quale lavoro mi ha dato il benservito, diciamo che la storia sarebbe un po’ più complessa da spiegare, ma in buona sostanza le cose sono andate così, con il tipo davanti a me che mi spiegava di come il mio stipendio fosse diventato la zavorra che impediva alla mongolfiera/azienda di solcare i cieli del libero mercato.

Mentre mi parlava di tasse, Jobs act e imprenditori tartassati, mi sentivo come Keanu Reeves quando “vede” il Matrix e si muove così velocemente da sembrare lentissimo, la realtà intorno a me perdeva i contorni mentre io mi immaginavo questa mongolfiera libera dal peso del mio stipendio, finalmente in grado di riprendere a volare.
Il mio primo pensiero, una volta ritornato in me, è stato che, avessi saputo di avere uno stipendio così pesante, mi sarei comperato una Bentley per parcheggiarla in fondamenta sotto casa mia e non mi sarei limitato a pagare l’affitto e le bollette in ritardo.
Il secondo pensiero è stato più etereo e filosofico, cioè mi sono detto: “È mò, che cazzo faccio?”.

Tornato a casa ho recuperato il floppy disk dove si trovava il mio curriculum, giusto per far capire quanto tempo era passato dal mio ultimo aggiornamento, e ho iniziato a leggerlo.

A parte il censimento dei piccioni di Venezia, mio cavallo di battaglia, come i numerosi lettori di questo blog sapranno (vedi “Face a la mer”), il resto era di una desolazione da film post atomico, 20 anni o giù di lì riassunti in un paio di paginette scarse. A vederle non mi sarei assunto nemmeno io, e io mi voglio pure discretamente bene.

Ma per uno come me, che ha visto ben di peggio (tipo Gresko nella fascia sinistra dell’Inter di Cuper, oppure l’ultima puntata di “Lost”, con tanto di duello sulla scogliera a picco sul mare), la lettura della mia triste vita (ex) lavorativa non mi è sembrato un motivo sufficiente per abbattermi, semplicemente non si può, lo sappiamo tutti che quasi sempre le bollette vincono sui sogni. Non mi sono perso d’animo e mi sono concentrato, pensando quale potesse essere il lavoro che davvero avrei voluto fare. Escluso il calciatore e l’astronauta, per raggiunti limiti d’età, e il pensionato, per non avere raggiunto quel limite d’età, ho capito che avrei dovuto ridimensionare i miei sogni, e passare alla quarta posizione, trovandomi davanti al vuoto assoluto, senza neppure poter chiedere l’aiuto del pubblico in sala o poter fare una telefonata a casa.

Poi mi sono detto che, almeno in questa fase del tutto teorica, i miei sogni avrebbero vinto. Dopo qualche minuto, o forse ora, ho deciso che uno dei lavori che mi sarebbe piaciuto fare è quello di selezionatore di musica per le serie TV, pescare cioè a man bassa nella mia collezione di 15.000 pezzi tra CD e vinili (in realtà sono un decimo, ma almeno nei sogni, fatemi fare vivere alla grande) per trovare qualche chicca da piazzare nelle varie produzioni televisive.

Figure professionali del genere esistono, e ci hanno regalato momenti indimenticabili, come la già citata “How to fight loneliness” dei Wilco in “How I met your mother”, oppure l’incredibile scena nella quale Gale, l’apprendista chimico di “Breaking bad”, mentre annaffia le piante di casa, canta per circa un minuto “Crapa pelada” (Crapa Pelada la fà i turtei, ghe ne dà minga ai sò fradei. I sò fradei fan la fritada. ghe ne dan minga a Crapa Pelada. Oh! Oh! Oh! Oh) del Quartetto Cetra.

Sempre nel a bellissima serie “Breaking bad” ho scoperto, grazie a “Magic arrow”, i “Timber Timbre”, una band canadese dal suono particolare, che Wikipedia definisce “freak folk”, e soprattutto dal cantante con una capigliatura riportata inguardabile.

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Taylor Kirk, il frontman dei Timber Timber e la sua leggendaria pettinatura.

La cura delle colonne sonore delle serie TV americane però non è cosa recente, da sempre c’è un’attenzione particolare alla musica che accompagna le parti filmate. Una delle prime volte che ne ho capito il potenziale è stato durante la puntata “Improbable” di X-Files, una di quelle puntate un po’ bizzarre, slegate dalla trama orizzontale del complotto e degli alieni, nella quale appare addirittura Burt Reynolds come special guest.

A più riprese, durante quella puntata sento dei brani che mi suonano famigliari, ma cantati in modo leggermente diverso, quasi beffardo. Dopo qualche ricerca online scopro chi è l’autore, chiedo al mio pusher abituale di CD che mi congeda con un secco “mai sentio” (mai sentito, ndr), e allora in un momento di lucida follia ordino il CD da un negozio francese online. Francese, perché il disco in questione è “Songs for Cabriolets and Otros Tipos de Vehiculos”, di tale Karl Zéro, aka Marc Tellenne, un cantante/presentatore/comico francese dal passato punk, una personalità dissacrante della TV francese, una specie di Luttazzi d’oltralpe, già disegnatore di fumetti per il leggendario Metal Hurlant e per l’oggi mestamente famoso Charlie Hebdo.

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Quel bontempone di Karl Zéro, aka Marc Tellenne.

Il disco è fatto esclusivamente di cover di canzoni europee degli anni ’50 e ’60, arrangiate in modo ruffiano, simili agli originali ma abbastanza diversi da farsi notare. Karl Zéro canta in francese, ma anche (con un accento mostruosamente francese) in spagnolo, greco, inglese e ovviamente in italiano/napoletano, visto che si cimenta in alcuni classici di Carosone.
Il pezzo più straordinario è “Io mammate e tu” cantata in duetto con tale Eric Laugérias e rivisitato in chiave omosessuale, dove i due innamorati non sono un ragazzo e una ragazza, ma due giovanotti di nome Michelangelo e Carlito, un colpo di genio di Karl Zéro, con il testo uguale all’originale, con San Gennaro e tutto il resto, ma con qualche parolaccia che Carosone non avrebbe mai pronunciata
(tipo uno “stronzo” con una zeta che più francese non si può).
Come sia arrivato alle orecchie di Chris Carter, lo storico creatore di X-Files, resta un mistero, però sembra che la puntata sia costruita attorno alle canzoni di questo CD, vero protagonista con ben otto pezzi. Chissà se Karl Zéro gli manda gli auguri a Natale.

Adesso che tutto si scarica sembra più facile, però quando si ha accesso a milioni di pezzi, una guida serve ancora di più, ed ecco che entra in gioco Il Poltronauta, per preventivi sapete come contattarmi.

Come s’intitolava lo struggente documentario su Joe Strummer, “The future is unwritten”, intanto aspetto, e pesco un po’ a casaccio nel muro del suono che sta difronte alla mia poltrona, e mi dipingo addosso le colonne sonore per queste mie giornate di riflessione.
Guardando le mongolfiere che solcano il cielo.

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