Radio killed the TV stars

Alla fine la radio ha vinto.

Per quanto mi riguarda non c’è nulla di sorprendente, da anni la radio accompagna gran parte delle mie giornate, al punto che sono arrivato a preferire le radiocronache delle partite di calcio alle dirette televisive (il fatto che l’Inter non sia mai in TV non tragga in inganno). Certo mi piacerebbe recuperare qualche vecchia radiolina a transistor AM/FM con tanto di auricolare unico, accessorio che tra metà anni ’70 e fine anni ’80 ha salvato decine di mariti durante le obbligatorie passeggiate con consorte nei pomeriggi delle domeniche cittadine. Ma c’è un limite anche al mio essere vintage.

Internet, che sarebbe dovuto diventare il suo boia definitivo, l’ha invece salvata, dandone una nuova vita, permettendo di distribuire ovunque trasmissioni, di salvarle dall’oblio, di portarle a casa e ascoltarle quando si vuole, con calma.

Sulle ondivaghe frequenze di Radio Rai 2 ha surfato qualche volta anche Il Poltronauta, un paio di volte in incognita, ma sempre con le sue storie.

Se vi siete perse le puntate o se semplicemente volete riascoltarle al telefonino, mentre accompagnate il vostro rispettivo partner al centro commerciale questa domenica, potete cliccare sulle varie icone “Podcast” che trovate qui sotto e magicamente collegarvi con gli audio letti da quel barbuto piemontese di Matteo Caccia.

Tutti i podcast sono aggionati ad oggi (per i lettori del futuro 12 Febbraio 2019).

In un eccesso di generosità ho aggiunto anche il link ai post originali (icona del libro aperto), per vedere se, come capita con quasi tutti i film (ad eccezione di “Vacanze di Natale”) “era meglio il libro”. 

Buon ascolto o buona lettura.

1)  Da il post “Subbuteo”, prima pubblicazione 5 ottobre 2016.

2) Dal post “Impressioni di Settembre”, prima pubblicazione 5 marzo 2014.

3) Dal post “Nik Novecento”, prima pubblicazione 11 aprile 2014.

4) Dal post “Stay free”, prima pubblicazione 28 mar 2014

5) Dal post “La grande fuga di Gaston”, prima pubblicazione 4 novembre 2016.

6) Dal post “Andreas Grassl”, prima pubblicazione 3 maggio 2014

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